■ Trattbniménto XV. % jt
H>» e sa divergere a proposito la grande con-toc vestirà del cristallino.
¥'■ 8z. Forse l’ottica ci serve mercé di buoni
ti; avvisi, egualmente che co’buoni istrumenti.
Riesce a maraviglia comodo il metodo d’im-piegare nella fatica degli occhi sol una luceo* mediocre. Mercé d una tal precauzione abi-tisi tuale, e presa per- tempo, molti arrivano a«li fcssant’ anni e li passano senza bisogno diià occhiali. L’ occhio sarebbe egli per avven-ne! tura come lo stomaco ? La troppo grandeipon: abbondanza nuoce ali’ organo , e cesin unc-opi mente più che se gliene dona , più egli nema vuole avere : ma in appresso la menoma di-na minuzione Io fa patire . Così poi vengonole viste deboli, e risentite.oìe 84. Per li principi qui sopra posti , com-ili- prender potete sestetto dell’occhialetto con- l’ ce-li»,; cavo, e del vetro convesso dai due lati o da chu!e>-iccfe un solo. Una fiaccola colla sua candela man- to co «-i(t® da da tutti i suoi punti tanti pennelli di rag- cavo,ti gi, che ricevuti in un cristallino troppo con-uè vesso, dispongono i loro fochi neli’umorvi-J|;1S treo, lo che sa, diròcosì, un’immagine perdu-j| 0 ,; ta. Per portar più lunghi e sin sul fondo dell’j c a occhio questa pittura, presentasi ai raggi Toc-juli Ghiaietto concavo D E , figur. 17. seguitiamop j: la semita o gita dei due pennelli CC ; egli-)B |j no regoleranno, il destino degli altri . I dueeil jÌ tratti esteriori del cono provenuto da C s’avvi-U,!!- cinano alla perpendicolare nella grossezza deligjjl vetro, e sene scostano alcun poconell’aria.hJ E’ vanno a dipingere la fiamma della cande-' j la abbasso d.e11'occhio; e quelli che sono va-ie 4 «ut/
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