Tratteniminto I. XJf
à suiti altrui abbiano forza alcuna sopra un»j tl mente che discorre ; fiatinosene in disparte eseparati non hanno compassione veruna di’J quelli che fi dicono infelici : ed il medesimoà disinteresse, che li trattiene da esìgere cosa al-51 j cuna dagli altri , fa che non son debitori dijj? nulla a veruno. Così i filosofi che fanno T«’/ uomo un animal solitario, rovinino in conse-s; guenza i suoi doveri : e i più di coloro, chelo fanno animal sociabile , non determinanoj® punto meglio gli ufizj umani, quando unica-7 camente coll’utilità li misurano.
Dopo d’avere interrogati i Filosofi, ascol-* riamo l’esperienza: il cui linguaggio è mol-to dal loro diverso, e coincide affatto conà?' quello della Scrittura. Osserviamo ciò che se-à gue tra gli animalile inclinazioni e gli orga-** ni, che han ricevuti, decidono del lor desti-' K no, e delle intenzioni del loro autore. Alcu-™ ni, come i castori c le api, «man di vivere in1 * comunità: ed i loro organi diventan loro in-sufficienti, quando son soli . Quest’ amoreàr della Società produce senza dubbio il loroî:« vero vantaggio y ma non li ha già disposti adm,: unirsi l’osservazione dell’utilità. Il loro felicei®’ stato, è sestetto di una impreflìon dominan-do te, ed anteriore al senso de’lor vantaggi. Allifc contrario gli altri animali hann’organi ed in-fili clinazioni, che li dispone alla disunione . E'lift vero che la madre dimostra da beila primai,p® un tenero affetto per li suoi piccioli parti,»,b benché non aspetti da loro reciproca amor»-’fl»! volezza : e questa tenerezza inesplicabile,i(,ft che sé stata inspirata verso il suo figliuelino,t du-