2ir L’ Educazione.
rebbe a lui. Se vogliam che le madri di fami-glia ricorrano ad un altro latte, non è già, perapprovare e fomentare la loro morbidezza, nèper metterle in tifato di continuare gli ordina-ri loro giuochi e divertimenti, incompatibiliper verità con l'occupazione del dare il latte,e del tener fra lebraccia un figliuolo : ma è untratto di prudenza e di economia, ediciamlo,una pratica di necessità, più tosso che di de-bolezza o d’indulgenza. Non pretendiam quid’ascoltare, fuor chela voce della natura, edi seguire il bene della Società. La nostra in-tenzione è di procurare ai nostri figliuoli uncibo sano e abbondante. Cista a cuore di co-municar loro col latte d’ una robusta e morige-rata contadina, alcun poco del vigore del dilei temperamento. Savie ordinazioni, ed av-vertenze ci fan poi sicurtà della condotta dellenutrici. Cosile madri, i fanciulli, e lo Statotrovano il loro utile, nelle nutrici vicarie, au-torizzate dall’ ufo d’oggidì.
Voi che ci provate benissimo che l'intenzio-ne delia natura si è, che la madre nutrisca ilsuo frutto, voi dico adducete quello che purnoi concediamo. Quindi e gli uni e gli altrisiam d’accordo in una seconda verità, ed èchenon bisogna ricorrere al supplemento delle nu*trici, se non in un puntuale e vero bisogno.Aggiungiamone una terza, non cessar d’essereinnocente questo supplemento, per esseredi-venuto comune. Noi pur brameremmo conesso voi, che non ci fofîer altre nutrici che lemadri: nVa per riformare la libertà che questesi pigliano di pagare vin’ alimento sussidiario,
CO'