Trattenimento V. 167
«li guadagni sono per lo più la ricompensa d‘ una),ij fatica ostinata. Un avaro fa economia di dàitili; eh’egli acquista , ma il suo danaro è bene spes-ili; so o il prodotto delle sue terre, o quello de’In contratti, autorizzati dalle Leggi. E’eglico-sì d’un giocatore .<? Prende egli posto ad una ta-vola di giuoco con due luigi al!' intuitoe vor-; | tl; rebbe non lasciarla che dopo d’avere acquistatistimi à'Milioni. E’pronto a raccogliere senza me*ltt , rito e senza fatica ricchezze che la Provviden-i, (i l za avea preparate, perché fossero il guiderdo-à ne di un’onorata fatica, o d'una legittima in-dustria. Egli è sempre disposto ad appropriarsiB( i; tutto senza dar niente in ìscambio. Il giuoca-ai j" tote va più lungi ancora. Non usa creanza ver-ìà so un’altro giocatore, se non con lasincerissi--, ma intenzione di spogliarlo, e di ridurlo ali*ultimo soldo, di cavargli quello che non ha,e1 ’ di sforzarlo a pagare con imprestiti, che allorIE / diventano veri furti. Il giuoco non è dunqueWI " il vincolo d’un onesta Società, né mera perdi-, ta del tempo, né un’avarizia palliata; ma una•* vera pirateria, un assassinio autorizzato dalcostume . Ecco 1' obbiezione in tutta la sua®: forza. Al che rispondo, che do le mani , ej B: che sopra di ciò non averò punto che conten-l'F dere.
Quesl’ amore del giuoco , cosi essenziale"â ali’uomo compito, cosi necessario per formar® }’uomo del mondo, non lascia, checché se nedica, d’avere privilegi singolari. Il giuoco ro-1 ® vina la sanità e la fortuna de’nobili." ma.haquesto di buono, che può lor supplire per ogniIsc 1 talento e per ogni scienza. Impedisce ali’uo-mo
I privi-legi delgiuoco.