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Tomo decimo.
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Tratteniménto V. 5.1 j

^ 2 \ Dopoché questi primi preparativi si tro- La tra»

veranno nn poco ia ordine, bisognerà farne suzione,!,1 ii uso, con applicare il rutto ad un Autore, ilelacom*^ quale dovralìì trasferire di Latino in Francese, x<àio-e poi di Francese in Latino. Ma quale Autore * ie *

! ®i volete voi che si pigli ? V e n ha egli di oppor-tuni percotestaetà , di fficili e semplici abba-"«! stanza? non sou eglino tutti superiori alla ca-pacità del giovanetto? Dovrem noi sul beti 4 principio attenerci a quelle picciole frasi, tan-nin to ribattute? LeRiocuisiudes. i.JoanmsUbo^tiii< rat ad lucrandas pscunias . A. Vapido a prore opto-ftÌE re. 4. Oscular a matre . 5 Afe laus celavìtmeitii; tane rem . 6 . Res quas desìi sumus a Magiflrer^à &c. Questi esempi non sono per verità moltoni: nobili, e anche molto giusti particolarmere-iHi te il terzo ed il quarto. Mai Maestri vi sonosir avvezzi ; la consuetudine , °la formalità è radi-lic cara rquest è per esili una macchina aliai como*

1% da, e la facilità eh' egli vi trovano a diciferareìiii la loro dottrina ci debbo per avventura far esse-re indulgenti, e lasciar correre questa Latini-fisi, per certo affai misera ; ma iti somma, buo-na' ua perchi principia. ^ _ .«

>à Questo di scorso che mette in calma assai Pa-j;> dri, fa un torto infinito alla società, conau-bq tenticare una consuetudine , opposta affattoal fine degli studj. Io ho sempre veduti i Pro-Ijis feslori più dotti e più perspicaci, e tutte le per-sene di buon gusto esclamare, eh è cosa deplo-:KE rabile abbandonar così i primi anni della puc-s rizia a maestri di scuola, che non sanno onorevoglion sapere altro che regole; e che rutto ri-ducono alle loro regole. Quelli che hanno far-