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SATIRA VII.
IL MAESTRO DI SCUOLA
Degna del tuo favore o Filodemo ,
Se non hai meglio, l’ultimo lavoroDella mia musa, e ascoltami benigno:
L’estro non è in me spento, e in te non veggioVenir manca la messe de’tuoi vizj.
Ma nondimen non vuo’stancar più a lungoGl’Itali orecchi con sermon latino,
E chiusi sali, e però fatto ornaiPiacevol ozio di fanciulla etruscaCon ausonio lepor, senza commentiMe leggeran Galla, Quarlilla, e Nevia.
Vedi lo stesso portico di Agrippa
Mal si sorregge: Ed archi, e terme, e il circo,Della vetusta maestà portenti,
Fioriscono di cavoli, e latuche,
E dalle statue rompe il Caprifico !
E noi vorrem dai ruderi latini