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SATIRA Vili.
IL CARNEVALE
Cxià non appesi il pletro ai lauri ascrei,
Nè mi strinsi con alto giuramentoVelalo il crine alle pimplee fontaneDi non riprender le riposte corde.
Perdono o Muse se di nuovo indotto
Sono a impugnar la sferza : E non vogliateAvermi reo di rotta fè, se ancoraAguzzar deggio licambèe saette.
E ver, l’ultimo canto o Filodemo
Sciolsi, e a lungo frenai la Musa irata,Sperando col tacer farti migliore;
Ma i tuoi costumi, e la natura rea,
Sotto lo influsso delle patrie stelle,
E il cuor formato di calabro fangoSi oppongono al ben fare: E perch’io tacciaDe’vizj innati, e bevuti col latte,
Mi è forza condannar quel tuo sembiantePiù indomito di selce, e di adamante,
Cui batter non porrian cento Ciclopi,
E Piracmone istesso i colpi alterni