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Satire di Quinto Settano recate in versi italiani / da Melchior Missirini ...
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E alcun altro occupasse il regno Ascreo.

Quindi nacquero gli odj: E chi doveaUn ribaldo soffrire, odiato avanzoDell ira eterna, e cui lo stesso AruspiceEspiar non potria con Ecatombe?

Aggiunser pur sprone, e materia al libroLuso scorretto, e sue parole osceneNe collegj degiovani: Ei chiamavaSemplicità in pudor, mal convenienteA giovine beltà: Laudò ogni reaLascivia, e giunse a dire un sogno Iddio.

Quando vide il Satirico che tantaNequizia appulidìa lintera Roma ,

Arse di sdegno, e assertor dellonestoVolle lasciare ai posteri lo esempioCome si domi un pazzo Calabrese,

Se mai nuovo Bion tornasse al mondo...

Ammiro il suo valor! Ma qual duraLegge lo astrinse a ricoprir suo Nome,Senza pascersi almen di un vano applausoPerò che ogni mercè dei vati è postaIn sterili sussurri, e vuoti evviva!

Il fornajo, il beceajo, il salumajoFan tesori a bacchetta, e il sol Poeta ,

Che illustra il Secol suo con opre degne,Si muor di fame!... Bravo! Il senno tuoL età precorre! Sarai della scuolaGridato Imperator. Per più cagioniLAutore si occultò: Basti sol questa: