DI VENERE MARTE E SATURNO. 313
mio, da queste c da altre mie osservazio-ni! Sed quid inde ? Mi ha quasi VostraReverenza fatto ridere col dire che conqueste apparenti osservazioni si potran-no convincere gli ostinati. Adunque ellanon sa che a convincere i capaci di ra-gione, e desiderosi di sapere il vero,erano a bastanza I’altre dimostrazioniper I* addietro addotte, ma che, a con-vincere gli ostinati e non curanti altroche un vano applauso dello stupidissimoe stoltissimo volgo, non basterebbe iltestimonio delle medesime stelle, clicscese in terra parlassero di sè stesse?Procuriamo pure di saper qualche cosaper noi, quietandoci in questa sola sod-disfazione: ma dell’avanzarci nell’opi-nione popolare, o del guadagnarci l’as-senso de* filosofi in libris, lasciamoneil desiderio e la speranza.
Che dirà Vostra Reverenza di Saturno,ehe non è una stella sola, ma tre congiunteinsieme, ed immobili tra di loro, postein linea retta parallela all’ equinoziale