PARTE II. 225
Tutto altro è nulla : se notar suoi pregiFosse opportuno, fora poco il sassoDi questa Tomba : quel che già scriveaDo Stagnila, e che scrivea Platone ,
Fu gentile tesor della sua mente ;
E per dolce compagno ebbe Archimede.
Nè men colse T onor delle ghirlande ,
Che intrecciano le Ninfe in sul Permesso.
Al fin se sollevando allo da terraFermò l’ orecchie ad ascoltare il canto ,
Che già sacraro di Sion ne i Regi,
E sul Libano pose il suo Permesso.
Felice lui, che della lunga elade
Non fece , come suolsi un vulgar sonno,
Ma veramente egli la visse. LibinoDi lui s’ onori , o Passaggitro ,
XXVIII.
Umano ingegno non mai scorse InvidiaCon più veneno di viperei sguardi ,
Che il grande ingegno di Sperou. Nè maiFu calpestata per ingegno umanoNemica Invidia con valor più grande,
Che per l’ingegno di Speron. Ben degnoFu, clic vivendo T ammirasse Italia ,
Come suo pregio , e che oggi morto il pianga,Con dolore immortai, come suo pregioDegno è non manco. Può vantarsi Grecia Di molti chiari; ma se Italia prendeVanto a volerai dar di costui solo ,
Senza contrasto , abbatterà quei molti.
E se lo soffra Grecia . Ultra ottant’ auniChiabrera y 0 l, li, i5