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PARTE II.
Ma lei, che m’ arde, e struggeNulla fermar poss’ io.
Or tu verso il ruscel corri , Tanagro,
Ove ella siede con superbia tanta ;
Lille , che se io non son qual Meleagro ,Ella ,certo non è qual’Atalanta :
Ma spargasi d’ obblio
Cria d’ oro, eburnea man , guancia di rose •Mie vaghezze amoroseSian puro vin di Scio ;
O quel, che Omero suol chiamar Prannio.
.V.
Le querce pianti chi non teme orroreDi mar, che spumi , e ferva ,
L’ ulivo di MinervaNudra in sassosa parteChi dalle dotte carteAma ritrarre onore :
Ed io la vite su gli arsicci monti ,
Che di grappi acinosi il palo aggravi ,
Onde poscia in cristal corrano fontiPer P altrui lingua più che mel soavi.
Bacco d’ogni piacer volge le chiavi,
Fondator di speranze,
Rallegrator di danze ,
Disgombrator d’ omei :
Quinci de’ peosier mieiIl vo’ gridar Signore.
VI.
L Fdr le sele *
cult, che piugì dì trapunto adorno,