PARTE li. 275
Ab Dio, che tanto male oggi non veggìa !Mefampo , già tu sai , che in fedeltateCan di pastore alcun non ti pareggia :
0 ben difese, o bello torme amate ,
Di latte fecondissimo drappello,
Solo sostegno alla mia stanca etate:
Per ombra di si fresco valloncello ,
Ove sì dolci corrono 1’ aurette ,
Ove si chiaro mormora il ruscello ,
Itene pecorelle , ite caprette ,
Maudra forse non è, che in altro pratoAggia da pascolar si molli erbette.
Venturoso terreno , aer beato,
In cui nebbia pestifera non siede,
Cui non depreda peregrino armato.
Move il pastore alla cittate il piede,
Ivi cangia con or candida lana ,
Poscia sicuro a sua magion sen riede;
Ogni molestia va di qui lontana ;
Sì vuole il gran Signor, che Arno corregge,Dell’ occhio suo non è la guardia vana.
Quinci su tante scorze oggi si legge
Scritto suo uomo, ed in cotanti accentiOdon suo pregio ricordar le gregge.
Ed io cantando di soavi venti
La ben cerata mia sampogna empiea ,
Finché in tiepidi pianti , od in lamenti
M’ ha posto, Tirsi, la tua morte rea.