Buch 
2 (1807) Rime di Gabriello Chiabrera contenente canzonette amorose e morali, scherzi, sonetti, epitaffj, vendemmie, egloghe e sermoni / [di Gabriello Chiabrera]
Entstehung
Seite
278
JPEG-Download
 

278 RIME DEL ChIABRERA.

E tra rami di pin soffio di vento,

Quando il celeste Can più coce 1 erba ,Non saprebbe adeguar vostro concento.

Su Val di Tebro ornai voce superbaIn van presume contrastar con voi,

A Cantor di Firenze oggi riserba

Febo il più singoiar de* pregi suoi.

VI.

Uranio.

Bizzarro mio, che barbuto il mentoMovendo per lo campo i passi tardi,Come altier Capitan guidi F armento.

Perchè bassi , e pensosi i guardiIn terra volgi ? e pure i piè ti miri ?

Ed oltremodo il tuo cammin ritardi ?

Per avventura Tirsi oggi desiri ?

E lui non rimirando hai disconforto ,

E così ci palesi i tuoi martiri ?

Bizzarro mio, nostro buon Tirsi è morto ;Per lunga strada di campagne scureLunge da noi nostro buon Tirsi è scorto.

Tu fra le balze delle rupi dureO ti dirocca mortalmente , ovveroApprestati a soffrir crude venture.

Io poi, che più letizia uurjua non spero ,Da queste piagge penso far partita,

Ed a più non tornar fermo il pensiero.

Foresta più deserta, e più romita

Sarà mia stanza ; il cupo orror di Verna ,O par di Falterona avrà mia vita.

Strana cosa a pensar , che ci governaMorte ciecamente , e che nel MondoNulla non sia , che le sue leggi schema !