278 RIME DEL ChIABRERA.
E tra rami di pin soffio di vento,
Quando il celeste Can più coce 1’ erba ,Non saprebbe adeguar vostro concento.
Su Val di Tebro ornai voce superbaIn van presume contrastar con voi,
A Cantor di Firenze oggi riserba
Febo il più singoiar de* pregi suoi.
VI.
Uranio.
Bizzarro mio, che sì barbuto il mentoMovendo per lo campo i passi tardi,Come altier Capitan guidi F armento.
Perchè sì bassi , e sì pensosi i guardiIn terra volgi ? e pure i piè ti miri ?
Ed oltremodo il tuo cammin ritardi ?
Per avventura Tirsi oggi desiri ?
E lui non rimirando hai disconforto ,
E così ci palesi i tuoi martiri ?
Bizzarro mio, nostro buon Tirsi è morto ;Per lunga strada di campagne scureLunge da noi nostro buon Tirsi è scorto.
Tu fra le balze delle rupi dureO ti dirocca mortalmente , ovveroApprestati a soffrir crude venture.
Io poi, che più letizia uurjua non spero ,Da queste piagge penso far partita,
Ed a più non tornar fermo il pensiero.
Foresta più deserta, e più romita
Sarà mia stanza ; il cupo orror di Verna ,O par di Falterona avrà mia vita.
Strana cosa a pensar , che ci governaMorte sì ciecamente , e che nel MondoNulla non sia , che le sue leggi schema !