284 KlME DEL ChIABREHA.
Il vulgo , che mi mira andar col guardoRivolto a terra , e colle labbra mute ,
Ride, che io mi dimagro: io non per tantoRido de’ risi popolari : ha forseTesta la plebe, ove si chiuda in veceDi senno , altro che nebbia ? o forma voce,Che sia più saggia, che un bebù d’armento 7Lodo ben io, che le vaghezze umaneAggian misura, e di qui spesso io tornoDella bella Fireuze agli alti alberghi ,
E qui depongo i pensier gravi , e svioMe dal Parnaso, e quei diletti colgo,
Per cui su Pinc}o a risalir sia forte.
Rimiro del Bronzin finti sembiantiFar scorno a i veri : odo celeste voceDi Francesca bear gli spirti in terra ;
Scorgo le Tempe ; e uel mirabil PittiIl giardin dell’ Esperidi ; talmente ,
Giuseppe, di mia vita il corso alterno:
Non mai stancarsi in procacciar dilettiE vivendo morir, ma d’altra parteViver la vita è viver con conforto.
IL
Al sig. Pier Giuseppe Giustiniani.
Giustiniani , a cui mio buon destinoMi fece amico, le parole ascolta ,
Che senza pompa di parlar Toscano ,
Io muovo a farti : qui dappresso il mareSovra uno scoglio io fabbricai palagio,
Di cui l’ampiezza venticinque bracciaForse consuma : è ver eh’ ei si nascondeAl crudo Borea, e si discuopre a’fiati