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2 (1807) Rime di Gabriello Chiabrera contenente canzonette amorose e morali, scherzi, sonetti, epitaffj, vendemmie, egloghe e sermoni / [di Gabriello Chiabrera]
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PARTE II.

Tepidi dÀustro, sicché sprezza il verno ;

E quando poscia Febo allunga il giorno ,

È percosso da zefiri, per modo ,

Che la calda stagion non si bestemmia.

Di qui veggo i nocchieri a piene velePasseggiar la campagna di Nettuno :

E posso , quando il ciel non sia velato ,Tanto quanto veder le ricche ville ,

Onde son nostre arene alle, e superbe.

Qui mi riparo, e dal rumor plebeoInvolo i giorni , e colle Muse io vivo,

E fommi Gittadin del bel Permesso ,

E ben mi so, che Poesia vien deltaEra noi felicità disfortunata,

Picca di povertà ; ma ci dimostriSciocco Rialto , o Padovana scola,

Sciocca più , che Rialto , ove soggiorniLa verace quaggiù felicitate.

"Visti ho lungo la Dora il famoso13aslion verde , e dentro il lago OcneoHo veduti dappresso i regii tetti,

E dAruo in riva 1 ammirabil Pitti :

Ma non vi rimirai la bella donna,

Ondio ragiono: vi mirai speranzeMal affrenale , vi mirai timori ,

Vidi, che odio , ed Amore il suo soverchioIvi adoprava , e non vi vidi in sommaUomo , che usasse un uom chiamar felice.Perchè dunque sprezzar gli spazj angustiDella mìa capaunola , ove tal voltaNon sdeg na di apparire il grande Omero,

E tal volta di Pindaro si ascoltaLa cetra degl; Eroi coronatrice.

U Pier Giuseppe, ore verran , che loroPorranno a ruba; e che gli scettri eccelsi