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2 (1807) Rime di Gabriello Chiabrera contenente canzonette amorose e morali, scherzi, sonetti, epitaffj, vendemmie, egloghe e sermoni / [di Gabriello Chiabrera]
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PARTE II. 3o5

Harme lasciato i grappoli riarsi :

La cosa è qui ; che debbo far ? ConvieneCercar neduri tempi un buon consiglio:

Se vien la roba men, farò che menoVegnan le voglie , ed in bilancia pariPeserò la vaghezza e la possanza.

Un mantel di frisato e non di felpaPorrommi intorno ; e non andrò qual vermeDi seta ricoperto ; al mio ragazzoDarò commiato , e salderò suo couto.

Co' Pollajoli farò briga , in sommaLa Bita coeerammi un po di bue :

Ma quanto a fiaschi io gli vorrò di Chianti,

E son certo indovin , che la pancacciaIl becco batterà : deh che intervenne ?

Qual meraviglia ? Or tu , Riario , prendiIn tanti mormorii la mia difesa,

E risposta a nostri Salomoni :

Di che non è viltà lo spender poco :

Vile sarò se speuderò 1 altrui.

Cuoco non ho ; ma daltra parte IsnardoNon mi tien debilor dentro al suo libro.

Non metto piede in bisca, ma nou scansoIl sarto, percb ei sia mio creditore.

È gusto sgretolare una Pernice ,

Dispogliare un Cappon , mirar la fanteRecarti in un bel piatto una gran LacciaCon buon savore ; è gusto, io non lei niego ;

lle J petto io non ho molto coraggio,

E lascio sgomentarmi dalle stincbe.

.* l c ® d Truffa , cancaro a' pensieri :

T '' fT i ^ avv enir ? Godiamo intanto.

ìu a , a tua dottrina a me non piace,

Lo spensierato h a da p ensar po i troppo.

Putto ciò che ne piace in questa vita,