PARTE IL Sa 1 /
Fossi, come un Àrsacide , non sono ,
Non son , così vivendo , altro che un Irò ,
Non altro che un Tersite . È nobil Curzio,
Che spronando giitossi entro lo speco ,
E la patria salvò: Nobile c Decio,
Che offerse la sua testa , e trovò scampoAlla superba rupe di Tarpea :
Ma chi vien dalle reni d’ un Eroe,
-Ne sa fare az'ion , salvo plebea ,
Castra sua nobiltà. Regna una scuola ,
0 Gavotlo, oggidì, che nobiltateSia non far nulla in sulla terra ; bastaDa che la bionda Aurora esce dal cielo ,Finché Febo si tuffi in grembo a Teli ,
Battere il becco , e ben grattar la pancia ;
E però fa ritorno il secol d’ oro.
Ho detto assai , perchè scherzando io vergoUn domestico foglio , e frodo il sonno ;
Ma se corressi l’altra via, che corseQuel da Yenosa, io chiamerei gli scettri,Chiamerei le corone; e chiederei ,
Chi del Figliuol di Dio guarda la tomba ?
Chi bee dentro il Giordano, e chi riposaDel gran S'ionne e del Carmelo all’ ombra ?
XXVI.
Al Sig. Vincenzo Verzellino.
In spalmata Galera io mene 8*®;^Vincenzo , a mezzo Aprii versoNella poppa sedea genie diversa ,
Ma duo Romani facean gran contras »Sopra le cose da pregiarsi in terraFra i popoli formati da Giap« l °*