3%Z RIME DEL CllUBRERA.
Da maneggiar , quando che sia , la marraPer servire a Pomona , e in un Leneo ;Ciascun di loro io chiamerei su PiudoA nome Meualcheltn e Titirillo.
Erano scalzi, e tutti quanti in zucca,
E con semplice mano ergesti d’aieuaCctal città sul margine marino ;
Vedeansi i muri cot liuati , e fuoriSpingersi i baloardi, e d'ognintornoCorrere i fossi ; pervenuto al colino11 forte fanciullesco, alto gridaloGli Anfionetti delle nostre ville:
AJgieri, Algieri , Algieri, e col rimbomboDella bocca sparar s’ udian bombarde ,
E colle palme percuotendo il pettoToccavano tamburi. In quel momentoPur dall' aura sospinto un picciol fiottoAssaltò la fortezza, e la disperse,
E via la si portò dall' altrui sguardo :
I ragazzetti riguardando il cieloTrassero giù dal fianco un Oh ben lungo,Ripieno di dolente meraviglia :
Ed io sorrisi alquanto ; indi chiamaiA segreto consiglio i miei pensieri,
E favellai dentro del eore : 0 quantiNon Bimbi no, ma pur col pelo in mentoPerdonsi a fabbricar , non sulla sabbia ,
Ma nel voto dell’aria, e fra le nubi?
Cuneo diletto, alcun nudre la vitaCon latte di dolcissima speranza.
II mio Parente è vecchio e senza prole,Domane, o l’altro se n’andrà sotterra,
Ed io mi leccherò quel buon retaggio ,Dunque sguazziam : ciò detto, eccolo in biscaA tentar sue venture infra le zare