TAftTE li. 33 r
A ciò parlare ogni palagio è muto,
Tacene ogui Rialto; e pur Bellona,
O Forzano , perciò vibra la spada ,
E perciò , della Morte aspra compagna ,
Feste mena la falce, e d' ognintornoFa per l’aria volar vedove strida :
Cosi comanda il Correttov del mondo ,
Cui non consente serenar F aspettoL' ostinata malizia de’ mortali.
Ma fìa chi dica : Gabbriel ChiabreraVestir si vuol la cappa del Bitonto ,
E consacrar Parnaso. Ei non rammenta ,
Che forte impresa è drizzar l'anca a i cani.Forzan, parla costui come un Catone ;
Non è , che por le dita entro a’ vespai ;
E però tacerommi. Or tu ritornaCon lento passo alle dilette scole,
Metti Terenzio in scena, e spargi lumeAllo scuro parlar del Venusino ;
O pur ti reca nelle mani i versi,
Ove è descritta la pietà d’Enea ;
Versi , che fanno vii canto di CignoLungo il Caistro in sul morirsi ; versi,
Che nell’ orecchio altrui scemano il pregioDelle vergini figlie d’Acheloo .
XXV1H.
A.I Sig. Niccolò Cuneo .
stagion che tutto adornoF a Zehro vedersi alla sua Clori ,
. io godeaini il mar lungo la rivaDella Legine nostra, ivi sul letto v,
Scorsi bamboleggiare un drappelletto