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2 (1807) Rime di Gabriello Chiabrera contenente canzonette amorose e morali, scherzi, sonetti, epitaffj, vendemmie, egloghe e sermoni / [di Gabriello Chiabrera]
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336 BUIE DEL ClUABRERA.

Miseramente logorati, e marreA che più state in nostra mano ? e quiviTrassegli iu terra. Alla dolente vistaCordoglio mi sorprese , e procacciai^Ragionando agli afflitti dar conforto ;

Poi mossi ad appiattarmi entro dun boscoDi quercie, che fur spiche al secol d oro.Quivi in petto volgendo i presenti,lo cantai meco del figliuol dLsaiDalte parole. Seco disse il folle ,

E nulla del pensar che ci sia Dio ;

Quinci bramaro abbominevol opreGuasti gli uomini affatto, e sulla terraChe si volgesse al ben non fu pur uno :Dallaltissimo campo delle stelleDio diede docchio, e rimirò salcunoAveva senno, e si volgeva al cielo :Traviossi ciascun dal dritto calle;

Indarno era lor vita, e sulla terra,

Che si volgesse al ben non fu pur uno.

fatte note mingombravo il pettoDi timore agghiacciato, e sulla fronteArricciommisi il crin per lo spavento,Immanleneute diventai di smalto.

Tal qui mi vivo , o Carminati , e voi ,

Che fate in mezzo alla città di Giano ,Mercato ampio di Europa , ove trascorreAd ora ad or la novelliera fama ?

Che dipinge il Borzon, di cui le teleTrionfar sanno dogui tasca avara,

Tanto son vaghe a vagheggiar? Che dettaOggi il Cavalli mio , per cui s arrogeUsura Musa alle Donzelle Argive,Abitatrici delle rive Ascree?

Tu, dopo fatti i giusti prieghi a Dio ,