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PARTE II.
Si disse, ed a quel dir d’ eterei lampiTutti i campi del ciel furo cosparsi :
Ma giù nel mondo ad Aquilea d intornoFremeva Aletto invenenata i criniD’ angui fischiami , e seco alto MegeraDivampava da gli occhi incendio d’ira ,
E cruda nei sembianti empia diceva :
Ornai l’anno secondo il Sol rivolge,Ch’Aitila mosse dalla patria sedeE qui fra l’armi e fra gli assalti ognora^ia più superbo questo popul trova ;
Tenor di fama ad ascoltarsi indegno :
Nulla può dunque l’infernal possanza?
-A che più travagliar? tutte le palmeSono serbale al guerreggiar dei cieli;
Che si frangano in pezzi , e sia confortoLo struggimento lor de gli occhi miei :
Tal bestemmiando fìsse il ciglio in terra ,
E battendo le palme ella soggiunge :
Di che paventa ? e che sostieu d' affannoPer esso noi questo Menapo ? ei sempre ,
Ei sempre a lato alla consorte amataGode di lei come in stagion quieta,
E eoa pompa adornando il fior de gli anniSa rallegrar la principessa Agave:
Se dilettando iu così uobil figlia ;
Ed è chi lascia le natie contrade,
E veste usbergo, ed il morir disprezza,^‘^ esa di lui; gran meraviglia :Condotto ha di Sehiavoni inclite spadefiero Adrasto , e qui 1’ Italia è corsa :tv* d’acciar popol di Marte ;
a so Foresto è chi mi tiene in forse ,chi mi toglie l a speranza ; stirpe