Parte II.
Vostra virtù fin qui stata è siccomeArgine all’ innondar del fier nemico ;
E salvò la città ; ma quinci innanziCon più franchezza maneggiate Tarmi,
Che messaggio del eie] reca novelleD’alto soccorso, e sì diceva: ed eccoL’afferra giel , che fa tremarlo , e casca.
E gridò nel cadere -• ahi che mi moro.Qual per cielo seren spande colomboL’ ali dipinte , e va cercando rivi ,
Ove lavar la dilicata piuma ,
Ma trova arcier, che bene esperto scoccaDardo impennato , e gli trafigge il volo ;Onde trabocca, e non temea del colpo,Tal di quel Re mal fortunato avvenne:Tutto cosperso di pallore ei versaSospiri odiosi di sulfureo fumoDall’ atra bocca , e fortemente anela ;
E vuol parlar , ma di parlare in veceEi scilinguava ; disse al fine : o duci ,
Al mio fan ci ni deh lealtate e fe :
Altro non giunse; e su quel punto l’almaSe ne volava alle magioni eterne:
Ernesto , Adrasto , e le seguaci schiereCiò rimirando non facean parola,
Ma T un ver T altro s’ affisava in volto :Come arator, se nelT alzar del giornoVede repente scolorirsi il SoleAllor , eh’ ei soffre dalla Luna oltraggio ,fascia l’aratro in abbandono, e guarda11 sorvenir dell’ affrettata notteQgombro di stupor , similemenleStette pensosa quella nobil turbav iri venir men del Re , poscia dogliosiuserò gridi, e riversando pianti