358 RIME DEL ChiàERERÀ.
Faceano alto risonare omei :
Immantenente la città percossaFu dall’aspre novelle, onde cordoglioTutte trascorse quelle vie funeste;
Nè penò molto ad impiagar 1’ orecchieDella donna reai : sul primier suonoFu quasi pietra ne’ sembianti ; ecl indiTornando viva ella scagliò lontanoL'aurea corona, e si divelse i crini , i,
E trasse mugghi di profonda angoscia :
Pur dianzi il ciel mi promellea soccorso, iEd or mi spoglia d’ ogni aita ? e doveDove appoggiarsi la mortai speranza ?
Fra questi detti ella fremeva , i fiumiSpargea di pianto in sulle belle guancie ;
E poi di novo cominciò lamenti :
Manti superbi , e regj letti, lettiNon più , ma tombe , a che dolente puntoOr mi traete P o me felice , s’ eraNascendo destinala a vulgar culla :
Misera Elvira ! in sì crude! stagioneChi ti fa schermo? chi ti serba il regno?
Chi dà scampo al fìgliuol ? sì dice, e prendeRapido corso a ritrovar le membraDel suo Re spento : ella incontrò per viaErnesto, Adrasto , che recava in braccioIl freddo corpo del Signore estintoVerso le stanze dell’ usalo albergo :
Essi come fur presso , e vider tintiDi mortai pallidezza i bei sembiantiDell'alta Do nna, e come scuro il guardo,
E delle chiome rabbuffato 1" oroCostretti da pietà sparsero pianto:
Ma la Reina quanto può’ s’avventaVerso il caro consorte , il collo cinge