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PAH TE II.
Si stette Febo dentro il mar d’Atlante :
Ma come I’ alba seminò sue rose ;
Il poco avanzo dei miglior guerrieri,
E quelle teste più canute andavoVerso il palagio a ratinarsi, ed iviCercare appoggio al ruiuoso impero.
Per quel oammiuo raffroutossi AdrastoCon esso Ernesto ; Ernesto iva pomposoIn spoglie d’ oro, e gli pendea sul pettoli d’Agave monil tanto pregiato ;
Ed ei fattone altier movea giocondo :
Conae lo scorse Adrasto immantenenteFiccagli il guardo addosso, e bieco il guata ;Ma rimirando poi 1’ oro , e le gemmeOnde alla bella Agave ei fece dono,Splendere al collo del rivale intorno ,Vassene in foco d’ira ; oscura il ciglio ;Dibatte i denti, e duramente fremeCosì gridando : onde cotesto hai trattoReai tesoro? e come indegnamenteTe ne arricchisci? alle parole acerbeMeravigliando diè risposta Ernesto :
Portolo perchè voglio ; e 1’ ebbi in donoDa tal, che la mia fe ne fece degna:
Koa è ciò ver, soggiunse Adrasto ; il portiPerchè ne fosti ladro : allora entrambeSfodrano i brandi ; e già ne va per L' altoFeroce il suon de’ripercossi acciari ;
F l’aria s’empie di faville; qualeSe per bella giovenca in prato erbosoAgitali d’ amor dansi battagliaTori cornapuntati , alto muggitoSpandono all’aura, e cou la fronte bassam ai son stanchi a rinfrescare assalti :Mirasi intanto lacerati