366 RIME DEL ClIIAKRERA.
D’ampie ferite, e di ben calda venaSangue abbondante riversar gozzaje:
Non con minor possanza , e minor iraProvano quei guerrier di trarsi a morteCon spessi colpi ; ora nel petto , ed oraNe! ventre, ora ne’ fianchi, or nella fronteErano intente a ritrovare entrataDel nobil sangue l’assetate spade,
Ma sempre indarno ; cosi fatta è 1’ arteCh’aveauo entrambe nel mestier deli’armi:Al fin siccome fulmine frementeCh'avventa Giove adunator de’ nembiScagliossi Adrasto, ed allungò la spadaQuanto mai più potea verso il nemico;Trovogli il braccio destro, ed ivi squarcia
I nervi, e frange Tossa ; indi la traggeE fortemente glie T immerge in petto :Subito cadde in sulla piaggia, e lungeFece d’intorno risonare il piano;
Ivi gemendo intra singhiozzi fuggeL’ alma pronta a volar per le ferite,
Ed ei vien freddo con mortai negrezza :
II viucitor volge le spalle, e riedePieno di rabbia a suoi riposti alberghi ;
Ed ivi pensa all' infedele AgaveProfondamente arso di sdegoo, e secoQuasi saldando sue ragioni ei dice :
Spento è T infame , e del suo sciocco ardireData ha Ja peua ; or quelle carni indegneGiacciausi sposte per convito ai cani :
Ma qual di te prendo vendetta, Agave?
O dell’ arso mio cor sola UegiuaOr fra chi regnerai , se tu non regniCome sovrana fra le donne ingrate?
O occhi, ove d’amor tante faville