382 MIME DEL CniA.BR.ERA.
Allor Foresto sollevò dal pettoLa nobil voce, e fece udir tal grido :Chiunque sprezza del Monarca eternoLa data legge, e prende a schermo il cieloQui fermi il guardo : rassembrò quel gridoStrepito d' Octàn , s’ unqua s’ adiraIl Tridentier dalle cerulee chiome ;
Quinci barbaro cor nou più rammeutaChe sia battaglia ; e dileguò velocePer la campagna da temenza oppresso ;Quivi cinta di nembi errava intornoLa sempre vaga d’ ogni mal Megera,
E seco Aietto ; a cui diceva : or quaudoPur doveauo venir tante sventure ,
Porta di qui lontano il Signor morto ,
Che fu servo di noi ; vergogna immensaFora farsi veder vivanda a’ caniIl mar sempre devoto a’ sligj numi ;
Ed io procurerò , eh' abbiano scampo1 / afflitto avanzo delle turbe : entramboChiuser le labbra, e sì metteano all’opra;Ma venuta a suo fin 1’ eccelsa impresaPiega Foresto le giuocchia , e rendeFervide grazie al correttor del mondo ;
Indi si volge alla città : ben folteDi gente ne veniali fiumare allegreVerso il liberator ; tuono di gridiEste portava su per 1’ alto , ed EstePronte quaggiuso rispondean le valli,
Este per tutto risonava, ed Este :
Così raccolto nei difesi alberghi ,
Con la bella arte dell’ amabil paceDelle battaglie ristoraro i danni :
Fin qui dicea lungo l’Aonia rivaLa bella Euterpe delle cetre amica ;