d . DARE L’ USCITA
1110 1 0 *?• fl ' Apri gli occhi dello’ntelletto , e te medesi-
mi*' u SCiTA 1SCr ° ’ 1 * COnosc i i da luogo alla ragione, riconosci ec. (O) (N)s , uscita =3 Conceder l'uscita. Lat. exitum praebere. Or.dell, M. ir rs £/, n.tolU Al fi^AnBa ^
,-vc r - —''*** —; uo nceaer i uscita, t/cu. exitum praeoere. t»/*.
delia Samb^ S V * Tenendo quello di Bologna il castello
lVtì* l* ca > c ^ ie era del contado dì Pistoia , ed era la chiave di
4 entrata o l»,,™;*. »:_r a _ o. »
dar \\
l’ent . * '• uc era contano ai ristoja, ea era la crnave di
al crcatfttì ta v C 1’ usc ita per li paesi, Amet. 82. Dando libera uscita^io^T UO, °* ^ an * tna tolse alla madre.
j ^ *fT -“Pportare ornamento. Lat. decus affèrre, ornare. Gr. xo BpCw,c e/i(i, j ar ® d lustro a* drappi, alle pietre o sìmili = Farle più (u-a ; g, * in splendorem redigere, in sptendorem dare, Plani. Maini.inocchi udente dopo udite prove Di dare il lustro a’ marmi co'col petto* ^ Cllcn do gli occhi in molle, e’1 collo a vite, E le nocca^ Sl ^co 8em prc in lite, f Qui per s/VmV., che si parla d'uri bacchettone.)^siuol ^ MAcco * * F. Macco, e F.Vurc del macco a josa. Cecc/i.uoto* ‘ a * Orsù io sono contento ; perchè la ragiou vuole , che^ ** 4l *AirKn r0SS0 dia del macco. (N)y 1 m a.lamki. y % Dare il maialino.
^ “Ut* vJ A * ^ arc vista, §. 5.
^ V - Dare voce f 8.
r. Dar esemplo, S- 4
e * G r % « —* Assicurare con mallevadore . Lat. fidejussorem da-
di jj*P s yy y ?*' ffctps'^siv. G. F, 7. 4ó ■ 3. Oiede sentenza sotto1 ^cia re °- riun * caz ’^ 0,, e che la rompesse sopra la differenza cc., fàccn-. ln ^ 0cca il sindaco deile dette parti , e far pace , e dar, e n . e sladicliì. Geli. Sport. 4- 1 * Faccendoglienc una contra-iseli, a,J doglicue mallevadori , iu modo eli 1 e' si contentasse.
V *8ÌQ , o’rf MAKcIA “ Begalure colui che ci ha rendili') alcun ser-djj 1,0 c °fa grata* Lat. strenam dare. Gr. £(v>ov hai ovoli. Tue.p 11 A Diedesi ec. donativo a’soldati, e mancia alla pie-
rai Ri?* A.\^ te 9 ua ndo lo riporta, e non è ciancia , Dopo i se-j 'la gu ari * ° la mancia. Ar. Fur. 28. 4$- F quante ne vedean dip'° I, Cla> ^f°vavan tutte a’ prìcghi lor cortesi ^Davano, e dato*’• 4 6 . p^ia 1 E spesso rimcltcano i danur spesi. Cecch. Esali»tr^ciAnjj doverrà Dar lor la mancia.
. Ui > perc/^ Da «akoiabb = Dure in cibo , Porgere il cibo ad al-^ 'du. o anche Tenerlo a mangiare senza che egli
Sm’ u dendo T* * P asccre * &’• ’rptyov. Bocc. nov. 49- i$- Federi-» u la p 0 t p Cl ^ c ^ le donna addomandava , c sentendo che servirdi I 3 -’ P e . rc ìocchè mangiare gliele aveva dato, cominciò inaltre a lagnerò. E nov. 88. 4’ Jcrscra he furou mandate
O DlU hp|]p pr in nmli non lv',cJ-v»-»/JwnrlJ -' , --
j. " '«tre tro ^ a iV a ^ neic * F nov. 88. 4 Jcrscra he furou mandatej™P°. P‘Ù belle ec., le quali non bastandogli per voler dai^ n Uni. gentiluouiiui, m’ ba fatte comprare quest’altre due
ij dll 8iare c " ^ s la oramai, qualora tu mi vuogli cosi ben dar d;“tei,, ’ °®u facesti; ed io darò a te cosi ben da bere, come avestio ! Xììr." 11 on ci far di grosso , Ma dacci da mangiar.
delp i* i man ?' are > vaie io stesso. Cavale, Alt. Apost. it
Per
ueip ' —‘s<.^ , vaie io siessu. cavate, /su. /sposi, ibui 8 l 'a ll( jl l f ■* c ‘ viccvettono benignamente, c acciesono il fuoct.•p» Oor C “ c ^° eh’ era,e perche piovea, e’diedcrci a mangiare.(V7 il suo = Convitare, Metter tavola con pi-odi
for da't Vedi a cui io do mangiare il mio ! E num.
Ve,? fin ,..a ' nail giare il mio, già è inolt’ anni, a chiunque malili a M.i 0 ricco ’ sunza guardare se gentiluomo è o villano, o pò-' a. 1 Cr) U’ o..~i’ n,er catautc , o barattiere stato sia, c ad infiniti ri-^ Dar" 0 111 e J ho veduto straziare.c dai c ’ Ci, J lri / le ‘pio , [ a anche Dar opera. ] Lat. opus aggredì,ciò"? 1,1; >no' Cecch. Mogi. 1. i. Disegnò di rimpatriarsi ;
, ae u v ^ r >der e , i W lo più comodo modo che egli potesse .0 del nini-m . ai -a..
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l * e ' morto cognato avea in Alessandria .i 1X0 a checchessia ^dicesi del cooperarvi. Lat. opemferre
^ìjiu niano i [Dar rnauo , propriatn. vale Porger la mano^ì\ui* Vt:tv ' A)- * 1 *?' -Dar ajuto. Lat. opem lène, opitulari. Gr. w
hpi; 8a rà 2 $* E dìa alla casa dì Sansogna mano , CI
b 1 *am.; nn 1 .
Non
J - - “ '■*»*■* euau Vii uaiiau^lld lildUU ,
un lato, n Buon. Tane. 4- 4- Piglialo polla man
ì. •«•V. JAt*tftt. AUrtC. U. IL. t
K<>1 la mano^lre!" ch ; c e! i la sua . li da : ( N )
Oarf ,Qa '" 0 = Concederla ;,re<.i'de"sa./aù. cedere. Gr.
’’ 3. G a I, a mai10 = Promettere.Lat- pi-omitmic. 6 • 11 ■ la mal ,
i n 6 -C7 l <)ua ]a mano, Eulalia : Dammi Ct"J’ U ma
V l »ia Ii , la '“ano — Impalmare. Motm. ii-o°- D- S ù 1 c ,
'«ist 6 o R?* : .“-m i E voi , o General, datela a le. CU w b- n7'’V Z2ai ' quest’ imenei. . .
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% r,7‘i. lr P 0 o’sep^T^’ Creila mano] a checche sia= Prenderlo. Lat.
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. ant. 4 n - 1 ■ Me»scr Giacopino diede dei
Allenì ' e d isse. Pass. t4‘ ■ Diè di inano al coltello,
' ' :c> ' marelf; ° 1 ' P cr questo dato di mano alla rivestita ai<• Ca r ° cc - ce n’andammo.
i, Cre i accrd 3,10 a un * avC110 Cominciarlo. Lat. vasnas opi
’><• 4 a "p Dar delle 1 ?,, 3 ' 1 - opus ' Gr - ‘ti?*-
j\!^3nìbus | ani= = Prendere colle mani, Percuotere colle mc *, a casa Gr. x~pv' 1 vrxniv. Bocc. noe. 35. 2*. E all’
offre eaUt * ’ * a < * omia > C * 1C ar * :a ffhwva, datovi de:
ìn^ 1 ^ 1111350 altrui =Percuoterlo nel muso colle mai
^“•Co.wegn are in potere. Lai. in raanns daia L ^aufTT* 1 * Oraz . Gen.delib. 147- Egli prestante. u.as, rv. J w dia -
ti
K
‘Ciò
4 6. Q a ‘ ' i« mano o alle mani = Venire in potere. Cec<Ì.h“ ? mano a R h mi P artii n ' qui r ei ' ì<c in Sicilia , ec4 ^ Unis-^^do »• oarharossa. » BartnL Giipp. I. 1. c. 7. NèUl ' (P) * a «a de’ suoi, almeno
quaiiti allora gliene dadi
DARE MOGLIE 55 ^
15 —Dare alla mi no = Dar prontamente, Dar salito, ma a conto dimaggior somma. Lat. e vestigio dare. Or. hìtì/u. SiSdscu. Anibr. Euri.1. 3. Dite a vostro padre d’esser contento a far quanto egli vuole,e che per voi non isti di prendere quella moglie che più gli piace ,purché e’ vi dia tanti danari alla mano , che possiate satisfare a qual-che vostro debit uzzo.
16 — Dare in buone o in cattive mani = Avvenirsi in persona discre-ta o severa , in buona o in cattiva congiuntura.
17 — Dar fra mano, Dar per le mani o simili — Abbattersi, Avve-nirsi ec. Lai. iu manus incidere. Gr. tis X l ~‘P xs ìpvivTov. Sagg. nat.csp. 2Ì2. Ce ne dette una volta una fra mano.
• 8 — Uar su le mani altrui = Impedirlo nelle sue operazioni, Contra-riarlo , Arrecargli impedimenti ; che oggi si dii ebbe più comunementeDar sulle dita , o sulle nocca. Lat. impedire. Gr. ìpKeìi^siv. Tac.Dav. Star. 4- 3^5. Così i padri, poiché fu dato loro sulle mani,lasciaron la presa libertà.
— maraviglia o meraviglia Apportar maraviglia. Lat. admiratio-nem gignere. Beni. Uri. i. 25. 7. lì di vedere il fin di queste coseDiliberossi, o di non finir mai Di queste cose nuove c faticose, Chegli dier maraviglia e noja assai. Ar. Tur. 20. gì. Sicctiè per dar an-cor più maraviglia , E per pigliarne il buon Kuggier più giuoco, Alvolante corsier scuote la briglia. Boez. Varch. 4 5. Ma se parte l'er-ror dell’ ignoranza , Dar meraviglia altrui non ha possanza.
— marito zz: Maritare. Lat. dare nuptui , in matrimonium collocare.Gr. wp.Qsvuv. Bocc. nov■ 28. 5. Anziché a dire altro venisse , inco-minciò •• messere, se Iddio in’avesse dato marito , o non me l’aVessedato , forse mi sarebbe agevole co’ vostri ammaestramenti d’ entrarenel cammino che ragionato 11' avete.
— martello :zz Dare [ dolore , travaglio \ Dur'ì occasione di gelosia.Lat. suspicioncm incutere, zetolypiam iiuiuccre. Alleg. 1 _’3. E però sap-piendo quanto ella di lui fosse cacberosa, per darle di sé martello, solen-nemente saltaudo la granata, se la prese per un gherone, c tolse a dire, ec.
— materia, [la materia] = Porgere occasione o tenni.I.ni.llidlen.i 11) prae-bcre, caussam praebere. Dani. Inf. 20.2.DÌ nuova pena mi convien farversi, E dar materia al vigesimo osmio.Bocc.nov.77.42. E darotti mate-ria di giammai più in tal follia non cader, se tu campi. Lab. 2g6.Alla quale tu rispondendo, desti loro materia di ridere, e di dire altret-tanto, o peggio. Amet. 28. Le candide guance, non d’altra bellezzacosperse , che nella bianca rosa si veggia non veduta dal Sole, glidanno materia di commendarle. Dav. Accus. i4i- Fatto salire in cat-tedra mess. Giovanni Dati a darci la materia di ragionare , che tan-t’c a dire, quanto a darci 1’orma c il latino, anzi il cavallo.
— mattana c= Molestare , Travagliare. Lat. inoestitiain , aegritùdi-nem afterre. Gr. sViA.iittiÒ'. Burch. 2. 25. Noi trovo ; èssi smarritafra la lana; Non mi dà più mattana. E g4■ Tu bai nome d’avercattiva coda , La qual t’ ba dato già molta mattana , Secotido c' hosentito da Giovanni.
— mazzate da ciechi = Percuoter con mazza gravemente. Lat. cacco-rum more fustibus cacderc. [ V. Darsi mazzate cc.]
— memoria zz Lasciar ricordo e forma da drente memoria. Lat ■ mo-numentimi relinquere. G. V. 3. 56. 3. Per dar memoria e esemplo aquelli clic sono a venire, presi lo stile e forma da toro.
2 — Rammemorare. Lai- memoriam revocare. Vit.S. Fratte. 256.E di questo segno {del l’au) segnava beato Francesco le sue lettereche mandava , perocché , vedendolo , sempre gli dava memoria dellaCroce efi Cristo , della quale egli fue gonfaloniere. (V)
— mentlte , la mentita, una mentita zz: Tacciare altrui di menti-tore. » Segnar. Mann. Magg.2g. 2. Altro in buon linguaggio non c,che dare una mentita sul viso a Cristo. (V)
— merenda zz; Apprestar la merenda. Lat. merendala exibcrc. Frane.Sacch. vini. Dato gli sia subito merènda. Alleg. 270. Datomi desinar,merenda e cena, Fui gratis, coni’un principe, alloggiato.
— merito zz Rimeritare. Vit. SS. Pad. 2. 57. Tre anni continovi viho dato merito c fatto servizio, per ricevere quello che ora mi fai.
E 7 4- Egli era 1’ Angelo di Dio , ed era mandato per annoverare isuo’ passi , c dargli inerito secondo sua fatica. (V)
— mezza randa. T. di marineria. Ear inclinare alquanto il bastimentoda una parte per nettarlo e spalmarlo in viaggio. (S)
— mezzo zz Concedere il mezzo c ’l modo per arrivare al fine deside-rato. Lat. rationeui ad rem asscquendain suppeditarc.
2 — Darla pel mezzo zz: Seguire gli appetiti senza alcun ritegnodelta rughile, Lat. nihil pensi habere, iu sedera ac dedecora prorom-pere. 7ac. Dav. Ann. 6. 128. Alt ultimo la diè pel mezzo a tutte lescdleraggini e sporcizie , quando , rimossa ogni tema e vergogna , se-condò sua natura. E Stor. 2. 270. Ora che egli e l esercito si vidersenza competilorc , la diede)’ pel mezzo, a uso de' Barbari, ad ognicrudeltà, libidine e rapina. Cecch. Dot. 1. i■ E dandola pel mezzo abraccia quadre, Senza tener più conto di persona, Fc’ faccia di pallottola.
3 — * Dare per mezzo zz Colpire nel mezzo. V. Dare per mezzo. (\)
— modo , il modo, un modo zz Porgere i mezzi, Sonimuusti are l op-portunità. Lai. vi.un, rationeinqiic praescribcre, monstrarc , caussampraebere. Bocc. nov. 23. tit. Sotto spezie di confessione e di purissimacoscienza una donna innamorata d’un giovane induce un solennefrate, senza avvedersene egli , a dar modo ch'ì l piacci di lei avesseintero dietto. E nov. 7 q. 23. Ma ove voi mi promettiate sopra lavostra grande e calterita fide di tenerlomi credenza, 10 vi darò il mo-do che a tenere avrete. Din. Coni . Il quale die modo aver gli attidel notaio, per vederli. Dav Coll. 170. Io ti vo’dare un modo age-volissimo da farti senza spesa un nobile semeuzajo.
— Moglie zz Ammogliare. Lat. uxorem dare. Gr. xysa-Scit rivi ywiuàtuc.Bore. Vit. Dant. 22g Dicrono li parenti e gli amici moglie a Dante ,perchè le lacrime cessassero di Beatrice. Tac. Dav. Ann. 1 2. 142. Lamorie di Messalina rivolse la corte , gareggiando i liberti per chi do-vesse dare moglie a Claudio .