Band 
Vol. II.
Seite
628
JPEG-Download
 

O28 W

polrcblic seguire, (Icliljqrò di palesarsi. Doni. Canz. E in incrcsce dime si malamente , 'Cile altrettanto di doglia , iili reca la pietà (piantoil martire. (Cin)

4 * E tra un nome e gii avverbii Assai, Poco, Niente, Nulla,Punto, Parte, Più, Meno, Troppo e simili, alla stessa maniera. Bocc. g. 6.fin. Entrati in ragionamento della valle, assai di bene c di lode nedissero. E g. g. n. so. Infra molte bianche colombe aggiugne più dibellezza un nero corvo., che non farebbe un candido cigno. E g. 3 .n. 3 . E tu con la benedizion di Dio non li lasciassi vincere tantodallira, che tu ad alcuno detuoi il dicessi, chegli ne potrebbetroppo di mal seguire. E Lab. Se punto di gentilezza nell animo hai,tutta f avresti bruttata c guasta , costei amando, E appresso : Tu haipeccato per ignoranza , che nel divino aspetto ha molto meno d of-fesa , che chi maliziosamente pecca. (Cin)

5 * Anzi con gli adiL di Jcmmina vi sta in un modo proprio diquesta lingua, se il nome sosl. che segue sia di genere femminile.Bocc.g. 2. n. in. Da seguente mattina messer Ricciardo, veggendo Paganino,con lui saccontò e fece in poca dora una gran dimestichezza .E Lab. è donna in cui tanta di vanità fosse, che quella di colei, di cui

Ì iarliamo, di grandissima lunga non la passasse. G. V- 6. 38 . I Bo-ogucsi uscirono contro al re Enzo , e combattendosi con lui, lo scou-fissono, e lui presono nella battaglia con molta di sua gente. Dant.Putg. g. Più cara c luua., ma laltra vuol troppa Darte e dinge-gno avanti che disserri. (Cin)

6 * illa meglio fu usalo senza accordale il genere. Bocc. noe.-oV. 2Z.. Per snvcrrtiin rii noia egli i'>(''i-oi-j Jc noi., yp. Poiché tantodi grazia n avete fatto. E nov. g8 . Se la nostra amistà mi può con-cedere tanto di licenzia. (N)

1(j Usalo quando segue parola alla quale si sia dato leirlicoìo. oche non le si sia dato , anche quando altri mettono ,il di articolalo.Baco. g. 2. n. 5 . Il (piai partir volendosi, perciocché ora di cena era,in niuna guisa il sostenne. È g. j.n. 3 . E senza alcuno indugio fattatare la immagine di cera, la mandò ad appiccare con 1 altre. Petr.p, 2. 2/j. Le crespe chiome .dor puro lucente, Poca polvere son.(Cin)20 * Unito a nom i Giorno, Notte e tali altri che esprimano spaziodi tempo , o cosa che ad un determinalo spazio appartenga, sta comese si' dicesse In tempo di. V. Di giorno, Di notte, Di state, cc. Cr. I.2. i 3 . E poi daprile e di maggio, quando saranno pervenuti quasia debito cresci mento (i lupini ) si mettan sotto. Pareli. Giuoc. Pii.(lucsto giuoco si può fare anche di quaresima. Red. Dilir. p. ij. Elo giunga di vendemmia Questa orribile bestemmia. (Cin)

2i * Quando è staccato dall injìnito del verbo che da lui si regge,cambia la sua desinenza , e si unisce ali articolo del nome che glivìen presso. Ninf. l'ics, st. 335. son più degna del dardo por-tare. È 36 . Saziare Non si polca della ninfa mirare. ( Cioè , di por-tare il dardo, di mirare la ninfa. ) (Cin)

22 * Unito ali infinito talvolta gli forza di gerundio. Vii. S.Gip. Ball. 256 . Piagnevano dunque queste sante donne di vedere tantaingiustizia commessa in quel di- ( Cioè, vedendo. ) (Pi)a3 Alcuna volta si lascia per proprietà di linguaggio. » Dep. Decam.3 $. Volentieri quajclie volta lascia la lingua nostra questa particellaDi cc. onde si trova spesso nientemeno éc., e delle simili sene tro-verà un mondo cc., come fuor lutti i nostri lidi , fuor misura ec., e cosisi dice con la Iddio grazia, e per le costoro opere, e mille altre. (V)a [ Si lascia specialmente dopo la parola Casa, sebbene non sem-pre si tacque, come dati ultimo esempio. V. Casa, §. f e 5 .] Bocc.jit\v. q6. 6. Buffalmacco c Bruno se n andarono a cena col prete ; ccome cenato ebbero, presi certi argomenti per entrare in casa Calan-drino ec. Varch. Ercol. io 3 . A uno che, per trastullare un altro caggirarlo colle parole, lo manda ora a casa questo, e ora a casa quel-laltro ec., dice abburattare, c inandar da Erode a Pilato. » Sen.Ben. Varch. 6- 3 i. Ella se n andava ogni giorno a casa diMarsia. (N)

3 E cosi quando s unisce a Sorte, Generazione, Maniera, Ra-gioni; , lascia il Di che vorrebbe il nome seguente, per proprietà dilingua. Borgh. Or/'g. Vir. i8g. Egli è bene renderne cagione, cornojiossauo essere le ragioni di questa sorte cose {cioè di cose di questatorte). E Tose. 3 f 5 . Non .era, com è già detto, la Macra di quella sorteconfini, che facesse novità molto apparente. E Post. 466 . Servire spe-zialmcnte alla memoria di certa sorte cose. E Orig. l'ir. 1JO. Si ricono-scono per proprii di questa sorte fabbriche. (V) Pccor. g. i.n. 2. Cena-rono qn grosso e grasso cappone od ebbero diverse ragioni vino. (Pr)

4 * La soppressione peraltro non è talvolta che semplice traspo-sizione , tornando lo stesso il dire Di queste generazioni erbe che Erbedi queste generazioni. Borgh. Fies. 20g. In pompeggi.ire c darsi dognisorte piaceri.(Y)(IV) Pattaci. 1.5. Quando produce (la terra)di queste ge-nerazioni erbe. E 3 . lo. Chi gli ha a porre, tolga di queste generazioniarbore. (Pr) Buon. Pier. 3.2. 1 7. Gli sono offerti di più sorte vini. E 1.5.tj. E1 selilcnziar di questa sorta rei. Corte#. 2. 25 2. Di questa sorte burleogni veggiamo .Npv.an1.20 1. Giostratori, schermitori, dogni ma-niera genti. Lìb. viag. Le donne sanno faro dogni maniera vestiti.(N)

5 Fu lasciato frequentemente nelle indicazioni del tempo, 0 perisiiedilezza di frase, o per evitare la cacofonia. {V . (Mondi, §.4.) G.V. 7. i 3 i. Ogni anno per colenda Maggio si faceva le compagnie elui gate. Frane. Sacch. Annoi, ad un suo sonetto in lode del Signordi Pisa.C on tradimenti e avvelenati colpi diede morte al dello messerPiero, lunedì il di S. Barbara . (P)

6 Oli antichi il lasciarono anche in altre occasioni, nelle qualinon sono da imitarsi. GuUt.lclt.3.10. Come paioe {panie ) augelli spo-gliano penne {di penne). E 3 . 1 2. Dio majestale {di m'ijestate) e Si-gnor magno, povero volse fare. (V) Liv. 3 J. Se in lui iia fior Lene,{di lene) egli il guasta c spigarlo. Petr. Uom. ili. 21. In iscambio didolina, secondo la loro usanza allora {di allora), lo menò e tell-urio. G V. 6. 18. Avea preso il ducato di Spulcio e Campagna cIpatrimonio Santo Piero. (Pi)

DI

teeep'

nntC VlC

7 * Nel cono di più parole , che lo richieggo ? c0 ,- c y yalle volte si lascia fuoii da alcuna di esse . adagiti' 10 .. al

ìe volte si lascia fuoii da alcuna di esse , ad armàrioJdocc.g . 3 . tu 3 . Fu uua gentil donna di bellezze ornata c di a j [r i cuftczza danimo ti sottili avvedimenti. E g , g. n. f* Cl * fediti c 11appressar si vollono, da compagni di Lisimaco e Ciw° nbuttati indietro furono. (Cin) , r _

3* Si lascia ancora quando ì sost. numerali ^* a ). .. B° cC p\ì\Doppio, c simili reggono un nome per mezzo di essa P a! ' tl ^^ 0 di q 1 ,.ri. 1. Mi parrebbe la vita mia a dover dare per la metà da'- u fan*clic con Guiscardo ebbe Gbismonda. (V) Nov. ani. g 3 .to : questi ne trovò uno, provoglicie ; furo a mercato; 9 uCil quarto danari. G. V. n. go. Avendo avanzato il c I L,,ir *

tuba la spesa E gtf. Erano più grosse e della metà valu la ^ (PdDall altra parte il doppio cavalieri c combattitori si P° r ® bi ( !

9 * Ed miche co sost. Grazia, Di, Digiuno» . £ fiiZÌ jj

zio cc* d 4 r. Suppos. 1. 2. Xo de la ctade mia bo assai» c

buona vista. G. K. to. i 5 . E in questi medesimi temi i Ldicembre per le digiune quattrutempora il dotto Papa 6 Jgrandi processi. S. Agost. C, ]J. 22. 28. Questa setUin * 1 ^il sabato nostro , ii cui (ine non fìa notte, ma lo di don ^die 1 ' ottava eterna, D. Die giudizio , Notte tempo- Cy l4 V

10 * Dicesi Fede degno per Degno di fede. i>° CL '

Quantunque da fede degno udito Pavesi. (N) . ~ | U i »

11 * Perdasi ancora negl * infrascritti ptvnonu D ^ of^nColoro , Costei , Costoro, e specialmente con Cui, 1 ^ UU miio. Vo talvolta il rifiulano , come a suo proprio luogo ossei'Vti' ., ss0} ^istessa maniera si perde quando dopo le preposizioni Apf ' .

tra, Dentro, Sopra, Verso vi seguita qualcuno depr 0,10 ,

Se, Noi, Voi. (Cin) . r «,«, 3.0 »*

m E così innanzi ni proti. Altrui. Guitt. i ! farà «liora c nostra (cosa nastra) ^ altrui tu gm, cd auclic u-

i3 * Si trovano ancora esempi del Di taciuto i nìì . g \oi° ^nomi bui c Lei. Pecor. 16. 1. In quel luogo con S* 1 00 ,.^ oi' ^sanzzì fece rinnovare il lui mortorio. E 23 . 2. E gb or jj jdla scusa [ìixaidendo , s'ingegnava tener pasciuto di ^

derio. E 25 . 2. E beu ebbe Manfredi ia malcdizion di ^ 1chiaro si mosti'ò il lui giudieio. .(Giù) X. ^

24 Talvolta è superfluo , e ripetuto senza bisogno. p° ccdi }'\ vIl domandò il santo Frate di molte altre cose ; de' 1 .®'rispuose a questo modo. Vii. SS. Pad. 2. ij 5 . Nulla c0 jn iltne utc j dnulla e abbatte la virtù del nemico, come di rivelare u ^siu: tentazioni e pensieri immondi ai santi Padri. Bore, g- ' r la (aveva giurato di inai, per me |>cr altrui, '* a ., jhe a ^nigromanzia. ) E g. 3 . n. g. Avrebbe ella fatto di quel 0 ^sto conte fosse piaciuto- (V) i/iff 15 . |5

3 E così innanzi a Molli, sebbene gii si unisce ialop n0 f jfare una sola parola. V. Dimoiti. Pir Asia . 204. R ;ebber sjgon -tela , ma di molte altre cose. Bemb. Pros. 1. 28. L d* in p 0 rli-stanno al continuo, clic sono ancora essi membri deh 326 * Posto fra due nomi che siano o lun sosl. el<throO? sg ^»livi amendue ; ed in questo modo Di , quanto al senso, j-. r j s |oVit. S. Frane. i 83 . E dicea , chel perfetto maestro <v ^ u0a cche ec. Bocc. g. 7. n. 2. Almeno mhai tu consolalo d ^ n .^

ncsta giovane di moglie. ( Ovvero per moglie. ) (V) f ^ i)_^

Molto avevau le donne riso del cattivello di Calandrino ^. a | cU n 3 j rGabriotto disse : die grande sciocchezza era porre ne so-, || 0 aV' f J. jCC)pcrciocclic per soverchio di cibo e per mancamento diq j, c ar.p

no. E g. 6- proem. La Lìcisca disse : Vedi bestia d uo p, n c (!' èdove io sia , a parlare prima di me. E g. 8. ». 3. AJ ^ s i f ^qui a casa , questo diavolo di questa femmina maladetw c ]jl)(' 1

dinanzi. (Cin) E g. 2. n. 5 . Alzata alquanto la laide* c aV

doto il cattive! dAndreuccio. Morg. 1. ig. E meun j|

il traditore Di Gau sempre ricorda per la via. (N) ^ Ji3 ' E così noi diciamo La città di Roma , L armonte d Ida, il fiume dArno, cc. (Gin ) er

26 Talora serve al verbo inerire, Uccidere e simili ; / ^ j*

l.arme di che altri fu ferito o morto : Ferir di col * 0 virt.^c,cc. ; e talora anche quando la ferita venne da siruwen ,;.!((' (

da bestie. Stor.Barl.81. Adonide, che tutto il suo p c, a ^f)

e alla fiue morio dun [>oi co salvatico. (V) Petr. som f f

parer, non gli fu onoro Ferir me di saetta in qnc c(lS a, ^ di

27 Riferito a Casa , Famiglia o simile , vale Uno . jj u ; c 1'

miglia ec. Borgh. Arni. Fam. 11 3. Creandoli conti p f.rc : '

sua famiglia accettandoli. (V) (U

28 Quando dipende da verbo, o regge altro verbo G ige

per altro la forza attiva o passiva dell' infinito a il S

riferito il primo verbo, {v. g. Giovanni pensò di vis' .j -mo. r .vdP.:!.r. 2 . esemtm . v o |L \ 1 ,o'

egli è Giovanni che visitai) Pure centrarli esempi 1 ^ )A/. Madd. 1 15 . Pcnsonii che costoro ( Maria c lit

:bK.

favellare alla Maddalena anzi che

audassono

=9

govi , acciocché possiate meritare solo di servir io a ( j; b'^'Vjd 0mi sono disposata. (V) Vit. S. M. Madd. 82. 3 avC:, coS j. Lmini e fedeli a cui Dio léce questa grazia di P cnsal< j| Sanbp.i'dietro pure a pensare, che la Maddalena fusse sp 0 f a n 0 'ndu. ( q pnon allèriuando , ma dilettandomi di pensare cosi 0 dcol° e ^ pr ' 1; Aon fa usalo nel buon secolo di metterlo fi a cnl 1 npnome-, come ii di lui, il di loro cc. Pure ce ., s c! i; d 1:i L . dda imitarsi. Stur. Semif.yt. In Semifonle di onor Ì 1 . 1 ' luiig 0 .''/iv**^ 1 *c allevalo, ove troviamo li ili lui antenati avcr . L ó .jato d*solo. E ò 3 .Fminc per Olio inipcradorc - beivi ^ |uia sjicroiie d'010 e Conte palatino , e così ugh, coi

do

111

do

1.

h

h

Si

in

di

sr.

in

in

Vi

di

v (

In

5(

tu

/ -fc

Ili

c

M

C

Si

II

b