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Di
1- 3 . Virgilio , il quale però gli fanciulli leggono, acciò che'1 poetamagno e preclarissimo ed ottimo di tutti bevuto ed apparato negli anniteucri, non si possa cosi agevolmente dimenticare. E 10. 1 . Noi eleg-gemmo degnamente li Platonici nobilissimi di tutti li filosofi. Segr.Fior. Cliz. </. 7. Io sono misero dì tutti gli uomini. Seti, A nini. 1.32 . L’ anima umana che è nobilissima c perfettissima di tutte Vanirneinferiori. Fir. Asia . I. 10. Nè vi maravigliate che questo empio ditutti gli empii sopporti cosi leggiermente ogni marloro. (Cin)
48 — * Nota modo ellittico. Fir.As. Divenuto asin di ma. (Cioè, pa-drone di me. ) (V)
49 — * Posto con nomi sostantivi 0 con nomi addiettivi, o coti gli uni
e gli altri insieme , o con altre particelle, forma infìttili modi avver-biali , come Di necessità, Di licenza, Di volontà , Di autorità , Dinascoso , Di soperchio , D’improvviso, Di buona fede , Di buona vo-glia , Di gran tempo, Di prima faccia, Di quando in quando ec. ec.F- a' lor luoghi. (N) ^
Dì. Sm. Lo stesso che Giorno. —, Dia, Die, sin. Lai. dies. Gr. -fi/sipa.Tes. Br. 2. 43 . Di non è altra cosa che esser lo Sole sopra la terra,clic passa tutti gli altri lumi. Sena. S. Ag. Ci dobbiamo accompa-gnare cogli Angioli a lodare Iddio per di e per notte. Quist. FilosofiC. S. Il dì è la presenza della luce. Baco. nov. 72. 8 . Lo scaggialcdai dì delle feste. Petr. canz.4.2. La vita il fine, c’I eli loda la sera.E 28. 8. Quant’ io parlo è nulla Al celato amoroso mio pensiero, Chedì e notte nella mente Dortn. Tìnta. 12 . 81. Vedi che torna Dal
DIABETICO
_ fiuri
io me ne vo poscia la sera a letto così scarica ce. Seti * ^ jì,4• 6- Altramente luce la notte, ed altramente risplenite ^. l0i JjoC 1 ' 1
22 — In sul di del giorno = Sul jàve , Sull*aprisi premier 0 ’ ^
g. 2. n. 7. Quasi in sul di del seguente giorno ad bigina pe> L 0 sol? 11
23 — In sul fare del dì -, Sul far del dì = Circa lo spu^ M rtì ,izii l0 *del Sole. Bocc. nov. 54 - 6. Fatto montar Chichibio st> P r3 U j J( tìL il ^
verso una
IUIV v*»-, uiu jua ut-i Ut —. \sll'CU tu
3occ. nov. 54‘ 6. Fatto montar Chichibio s0 P r3 ufiumana , alla riviera della quale sempre soleva
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6
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di e notte nella mente porto. Dani. Puri
servigio del di L’ ancella sesta. Dittata. 1. 22. Ma qui è bello udire ecin sapere tjiuì oJ .'... iKt al dì Che a Taiaulu n’mìei Se’
dispiacere : Vcntisei anni a rilevate uu dì Mancavano ec. But. Li die le notti son misura del tempo. Alata. Colt. 1. 3. Quai sieno i mi-glior di , quali i più rei , O magnanimo Re , cantare intendo.
2 — Tempo. Lai. dies. Petr. cunz. 21. 3 . Ch’auzi’l mio dì mi traspor-tava al fine. Bemb. rim. Per farmi anzi’l mio di, donna , perire.»( Quasi come se dicesse in questi due esempi : anzi il di prescrittodal naturale ordinamento alla mia morte.) (B)
3 —Vita. Lai. vita. Gr. f-ios. Beatb.rim. A te non si convicn doglia nè pian-to, Ch’ornai pien d’anni, e pago di te stesso, Chiudi ’l tuo chiaro di.
4 — [ Nota modi avverò, e altri modi dì dire c/ut nascono da 7 uestavoce. E primamente ] A di, A’ di e Addì — la quel giorno , laquel di che quivi si menziona. [ F. A dì e Addì.} Imi. die. Gr.
Viti. Comp. 1. 16. Scacciato Giano della Bella a’di 5 di Marzo 1294.
5 — * A di alto, A di de’nati, A di giudizio, A di nostri. F. Adi,
§. 3 . f 3 . e 6. (IV) _ '
A’ gran dì —- In tempo di siate , [perchè allora i dì sono grandiin comparazione de’ di d’ inverno. ] Lat. lòngiorihus diebus. Petr.
son. 79. E ’l sasso, ove a’ gran dì pensosa sieda Madonna, c solaseco si ragiona.
j — Al dì d’ oggi = Presentemente , Oggidì. Lat. ad hodicvnum dicm,hoditrno die, hac tempestate. Gr, cr.ituftut, [ F- Al di d’ oggi. ]
8 — A’miei di, A’ tuoi dì, [A suoi dì 1 e simili, cioè A tempo mio,A tempo tuo ec ., Dappoi che io son nato, Da che tu se’al mondo.
Lai. post se natimi. Fir. Disc. an. <3. Nè mai a' suoi di aver sentitocosi orrende grida.
9 — Da ogni dì , posto in forza il aggiunto, vale Quotidiano. Lai,quotidiana. Gr. htrtpttnvós.
2 — * Par che distingua ancora le cose proprie de’ giorni ferialida quelle de’giorni solenni. Così Le vesti da ogni di=;Le vesti pe’giorni da lavoro. (P)
10 — * De’suoi di = A tempo suo. Sig. Fiag. Moni. Sin. p. 17. Edissemi clic de’ suoi di egli avea fatto scorta a’ pellegrini. (N)
H — Di chiaro di sa Dopo ben sorto il giorno , Quando il giorno èallo. Leu. luce, palam. Gr. {farspws. Cavale. Specch. Croc. 190. S.Gregorio narra d’ un padre , che non castigò il figliuolo che era inetà eli cinque anni , clic aveva molto ìu uso di bestemmiare Iddio, che
avendolo il padre in collo , di chiaro .dì li demonii gli trassono l’ a-niina del corpo , ce. (V)
; 2 — Di di = Mentre è giorno , Dì giorno. F. Di dì. (A)
13 — Di dì e di notte, che dìcesi ai.che Di c notte Sempre. Lat. diu ,
noctuque. Gr. ip.if.us , irai ve-,iris. Petr. canz. 28. 8. Che dì e nottenella mente porto. E son. 226. Dovunque io son, di c notte si sospira.
14 — Di di in di r= Giornalmente, lo stesso che Di giorno in giorno.
[ F. Di dì in di.] Lai. in dies. Gr. noditip-ipaiv. Petr. son. 162. Di dì
in dì vo cangiando il viso e ’l pelo.
2 — Vivere o sìmile di di in di, [odi per dì] si dice ilei Non pensaree del Non provvedere anticipatamente a ciò che bisogna , ma gior-nalmente. Lat. in diem. Gr. r,p.‘svisi uvea. Tac. Dav. Star, f-ifs. Ilpopolo, che vive di per di, nè altro pubblico pensiero ha che del pane.j 5 —Di due dì l'uno = Un dì sì e Calerò no. Fit. SS.Pad. 2, 10'i, Va,e digiuna quasi altro anno, e non mangiare se non de’due di P uno.(V)
16 — Di per di. Lo stesso che Giorno per Giorno. bC [e F. §. if, 2J Lor.Med.Com.i 3 q. Senza quello diedi per di la benignità e clemenzia divinami mostrava. » Cren. Stria. Pài. A di venzei sopradetto furono im-piccati ... E altri detto di ... e di per di al palagio de’ signori. (V)
17 — * Di più di =3 Per più di. F. Di, §. 44 - (N)
18 — Di quinto in sesto di — Ogni quinto dì , Oppi cinque dì. Lat.quinto die. Fit. SS. Pad. 1. 2 38 . Quando riuuuziò al mondo, nonmangiava se non di quinto in sesto di. (V)
• 9 — D’ogni tre di l’uno = Di terzo in lazzo dì. Lai■ tedio quoque
die. Fit. S. Eufrag. i6q. Continuamente prende il cibo d’ognitre dì l’uno. (V)
20 — Il dì — Quel dì, ovvero Mentre dura il dì , ovvero Di giorno.Bocc. g. 6. n, 5.Non facendo V acqua alcuna vista di dover ristare, ccostoro volendo essere il dì a Firenze , cominciarono a camminare. (V)
21 —-Il di fra di, s intende dello spazio dopo il desinare , e avanti alfinire del giorno. Lai. pomeridiani horis, interdi'.!. Gr. ìmhtithu. Fir.ncv. 3 . 240. Dovcchc se io fo qualche velia iDb fra di a questo modo,
-- -— ..uw.auu , «*11* a.i.vxm en.UU IjUaiC «. --
del di vedersi delle gru, nel menò. _ frane- *’ 3 ‘
24 — L’ altro di = Il giorno appresso vegnente. Fit• “• foies* 10
Non erano solleciti dove dovessero albergare la sera, ne ette )( ^avere da mangiare 1’ altro di. E Dant. Inf. 33 . Q ue * distemmo tutti muti. (V) . p e u'.- r
25 — * Nell’apparente del dì = In sul fare del giorno. ^Jpajip?Dobbiamo conoscere l’usanza del nemico, se nella notte, 0 . a |irc. irentc del di, o quando si cena o si desina è usato di aB
lai. ha incipiente die. ) (Pr) U c e
26 — Parere un dì zz= Parere poco tempo. Salv. Granch. 4 -egli eli io la divezzai ? mi pare Dn di.
27 — * Recare ad un dì. F. Recare. q<ii. ^
28 — Tutto il nato di = Tutto lo intero dì. Modo ^ ass °'„ a sat° 1die. Gr. mzvfifispov. Farcii. Suoc. 2. 1. Ora mi sto tutto
tulio dì a adattare le panche. r
* Col v. Dare : Dare il buon dì. F. Dare il giorno, J
_•/ «A/UUltt*' c ...ili
29 — - coz v. Dare .• Dare il buon db Dare il £! loruu, „^
30 — Si dicono Dì neri (fuetti ne' quali è vietalo ttPatajf’. o. Per fare agli dì neri sqtiarciatura. Burri- . 3 V'*pcri ^marci ia tutto questo uffizio Ha ano mangiato , e condito i il)at ic3^cuffiou del notaio del malìfizio. Allea;, y. Non mangen-'bbe,
10 stagno, Più Fiorenza in dì nero Fresco muggine o l ^ n c \ic% r \‘^ì2— *E jìg* Giorni infausti. Petr. Forse presago de’dì tr^d tìì -dri
3j —* Si dicono Di comandati Quelli in cui dulia
11 digiuno } e di sciolti quelli in cui non è comandato- r •. c qii^
5* 3. Legenda B. Umìl. 64 .\ Ne’ dì isciolti, senza Je quar cSl *
dì digiunava della settimana. (JSf )
— Prov. Ogni di nc va un di ; Si dice per denotaiv c 1 ^ pF?passa presto. Cecch. Seivig. 1 > 1 . Sì sì, voi siete buoH° amesse, E ogni di ne va un dì. t . ^ f t .
33 — Il buon dì si conosce o comincia da mattina : ^
buon saggio e buona speranza di se per tempo , o in c f a ^
Geli, Sport. 2. 2 . S’ egli è il vero clic '! buon dì eoiub lCia ^ c tropPna , come per proverbio si dice, questo d’oggi non P a .buono.)>(7l?u qui intendi materialmente delta buona Jortun 1
di che l’Autore parla. ) (B) _ , nCC f 0 )
34 — Sapere a quanti dì è San Biagio: Si dice di chi & ?jy 0 U ^
il conto suo. Modo popolare e basso. Varck. Suoc. <p ' aD p ^ ,jgna tante parole, Gismondo ; noi sappiamo aiKbe noi a ”. ^
san Biagio. Ed Ercol . 07. Tu perdi il temj>o 5 tu non s
dì è san Biagio 5 tu farai la metà di nommila. . Iì£
Dia. * iV 7 . pr.f. ( Dal gr. dia divina. ) — Pi Aia di D e J° ;
di Piritoo, (Mit) ta prfju
2 — * (Mit.) Nome sotto il quale Ebe , o Cìbele era
Sidùfiii, Divinità del Eoconzii , popoli della Gatti # 1 a
principali divinità della Siberia . (Mit)
3 — * (Gcog.) Isola del Mediterraneo vicino a quella yj,
Cia. — Altro nome dell' isola di Sbasso. (G) p; ìn . ori >£ t
Dia. {Sm. indecl.] E. A. [ Lo stesso che Di , ] Giorno. ^ j^c- ^Ama Dio la notte e il dia , Se vuoi pace a tutte 1* 0I j?' g 42. 3e. 64- Stia bontà e tua miseria Ripensa notte c di •
Penitenza far non posso , Mangiar una volta il dia. a,
2 — * Si disse anche da'poeti per Dea. (A) he fa
Dia.* Particella giacca che vale Per, Con, Da, A traverso,^ czionc accresce il significalo , ovvero indica s->para« l 0 t \ e ‘,-sr\nesso a molte parole italiane in alcuno di questi fa ^
Diagata. * (Gcog.) Di-a-bà-ta , Diabeta. Antico nome dea ^ ^luga , in vicinanza della Sardegna . — Diabate. ™° lil _ - t
isolate presso Podi. (G) /na^^(S)
Diabatbi,* (Ai’cJ j e )Dì-à-ì>a-!i‘i.zS'w. pi. E. G. A^Adiabatbr a ^ ^ esSl \ ^p.ibathron scala, base.) Sorta di calzari greci comuni a ^*C; a } J atb r $M , l)Dueathie. * (Arche.) Di-a-bà-tri-o, Sf) pi. E. G- ‘ jdt ' .fgcri.'Ab)dia per , c batron scala, base, sedia.) Lo stesso t heDubbia. * (Gcog.) Di-ab-bì-a. Piccola dilli della Guin? ^
Diabeta. * (Geog.) Di-a-bè-ta. Lo stesso che Diabata. F» l 1 / ^Diabete. (Mcd.) Di-a-hè-te. t Sfi E. G. Malattia c ' ie , /lte eA'evacuazione frequente e copiosa di oróiu, con sete aj « ali (isÌdi tutto il corpo , per cui le bevande passano stdito q / pa ^ jnmutarsi .]—, Diabetica, sin. Lat. diabete». Gr. " B e 0 t \ /’iW 11
teon verb. di diabetici io passo a traverso. ) Lor- l ^ ^
Casentino ho fatto mille imbratti Per far la diabete r* V
qui invan mille rimedii ho fatti. » Red. Op. 6 . 5o. Jf?
parte mia che non tema punto della diabete. (Pr) e )£ i ,se2 — (fdranl.) Nome d* una macchina inventata da ^\ nCH te fa lno , la quale consiste in un vaso che si vota ini *7/^ ~ a£t , 0subito che vi è posta dentro una certa quantità . P° e .
fluido , e ciò in forza d'un sifone eli è nel vaso, e feJ
Di abeterivo, D’abeteìu to.Modo avveridut.Lo sfisso c f l ji.po H ^ .iq ]ìVDalla eternità. Fr. Giord. 2 o3. Se l’avesse DU° ^ sare bbc €SS
/li n/rpsciià - «I/'/.r'.m’ /.oli ù eh.. ..a.-. .1 mfimiC! Tirili'
CST
J
fa
di necessità, sicccm’egli è eternale, cosi il mondo s a “' 1 ' put-rirò d’abeterno, com’egli. (V) , niahet^. 7 ’|isi c< ’'
Diabetica. (Med.) Di-a-bè-ti-ca. [ Sf Lo slesso chef u o 3 petic a >Mori. uè. Lo stato ne cadrà in atrofia, idropisi 3 * (3 i,J
o simil male. - &rs& " ji.il?*
Diabetico. (Med.) Di-a-hè-ti-co. [AM. usato swenle ] ‘',ù a .}
Chi ha diabete, [ o Che appartiene a questa ma a a tu'tìrus. Gr. Sia^rir.xós. Lib, tur. malati- E tal latto oa’tisici , agli etici , co.