dire a bocca
S £occ ■ nov. 5g. 6, Quello che egli avea risposto,
,l) Perador j* r nu ^ a * G. 1 . 3g. -/. E se medesimo fece primo
DIRE COME ELLA S’INTENDE
697
. uuna. cr. k . 1 • og. /. £■ se medesimo tece pi'
pri t ""™ re di Roma , che tanto viene a dire , come comaudatore so-
! utl - ( Cosi ne’ lesti a penna ; ma lo stampato ha e dire. )
i«7/ ,‘ re » dire vale anelli Conchiudere , Profittare , Falere ,
c L 'it. prudesse. Berti. Ori. i. 6. 36. Batte spesso il GiganteAstone. Ma - •.=- -- ■ • • ""
0 «m il,col
bastone. if T ;esse ’ t . ---o—
. nato d’ Uff ‘ A * . 'viene a dir , quanto niente $ di’ egli era ar-
38^*1 Cfiy ’t 1 S ri ^ne. E 1. 2^ i3> Ella è si franca e sìforte pcr--Col „ y j vantaggio poco viene a dire. (V)
“‘Kmiicare, expL_ —
• ,^ rfui ceschi che si volesse dir cepperello , credendo cheMctt 0 :\ lo f secondo il lor volgare, a dir venisse ec. , ciap-
k$se dj r( ! c iì' amavau o. E nov. 5. 5. Entrò in pensiero che questo vo-luto A-* ^ *w.5p.6. Allora ciascuno intese quello che Guido avea>ciZ- A £ nov.62.5, E non so che questo si voglia dire, che eglij’hrastì e^i ma ‘ P'ù a quest’ otta : forse che ti vide egli quando tu c“'re, g c ’ ao gli audrò ad aprire , e veggiamo quel che questo vuol1 n'f‘ 68. uf. Ora che vorrà dir questo? Domine, ajutacj.jj>'° dite le v °gliam dire , simile a Che s’ abbia a dire , Che sia me-^ero » e vale Che s'abbia a intendere, Che si debba dire,
. ìn epi in , Piuttosto ec. Bocc. proem. Quantunque il mio. 1 0 contorto che vogliam dire, possa essere e sia a bi-Ve <tioin ai poco. Borali. Ong. Fir. z3g. Mi vo finalmente nsol-Néicy, laesta sentenza , che questa opera intitolata da lui Istoria1 ? lci ' : ttiii'ni USse Piuttosto ordita , o imbastita che vogliamo dire , checome ! essu la, o perfettamente finita. E Tose. fio. Scrissero
3 -J ,^'oni de't, ri'...; .u-1-: '.a
una.- . -1 “ peiieuaiueiiie unita, -il i0 . sc -fi— t ,?‘ om de’terreni, o vogliam dire poderi. (V) , ,
Meglio voglio io dire cc. Delta da si, in forza, di Cioè,Uno4 ^ >. S. r.^,. . ■ —
^tteesi
E* \ *• *• * 5 f.(V)
? Sgiò ^ j 0 ^ O vuoi dire. Volpar. Lio. Dee . 1. I. 5. cnp. z/ 7 .
5 w con lui
• 6 . Notn pumi o vuoi dire
VA*» A-- W U€QUr» J-/IF. J/Ct, 7. t. C-W
iVn/« IUI P cr mille punti o vuoi dire libbre d’oro. (P)
" Tuttr , t > _ _ . _ r t»t- _ _I_
nt >le
_ o . ... ... . con ragione dirà,
af ‘ u0 alta n0n aver magnificamente operato; ma il voler direila ,0fse mah* m ^ esse dire) che più non si possa, il più potersi non/‘°n m - a S ev °le a mostrarsi. C Nota t infinito sospeso. Esempio
%l " ‘S"''"' } .( y )
c on ><e c he P C ' 1 * vuole o Chi vuol dir dica : espressione molto fre-(,, a le C ,-Jf sa da chi è risoluto di far checchessia animandosiNon »■* del popolo. Salvin. Buon. Tane. (A)fi 'pse t 1 Vo dire = Pensalo da le. Lat. nil attinet dicere , te-Vf ti ■. 4- 5i - Nyn ti vo’dir coni’io restassi allora.
8 Otarie. V ° ac ksso se in quel caso Mi divennero gli occhi
h (Mj ^ Cr ^‘ re = Avere opinione , Giudicare , Riputare. JA .
et/ ^
4 ,ip Fir fo?fodi che si formano dal v. Dire. A dire =: Come dire;
, le ‘ (P)^ a di esprimere Contrarietà a fare qualche cosa. F.
1 Può f^ Ue lh , Q,,c ^ e Maraviglia , come , Chi direbbe ? Buon.Tanc.10^‘Jte! , .. e mi paion campanelli: Senti com’elle squillano! ohI. A lV .f du- eh’ elle sien fatteci budegli_ ? (V)
h r °Piia ^' r * a = P sien mite ai uudegli r (.V)
^ Q 0 Sa Rigli ezza er dirla. Borghi. Col. Milil. f3S. Mi pare ec. unafo ^itn* < *‘ rc - h' J ’ 3 P‘ d propriamente, s’ accenderia. (V)
'Hok.,.- Gin ; l . ln ' U 0 tz: Dì ner me . Dì dn n/irte min n! morlovìmn.
*. r -.»u alcuno =' Dì per me, Dì da P***™**! eofterà laÌSkto 10 - ISat - 1G1 - Oimmi ad Adamo , che caia ™ , a mi aSS.
TÌ Jlìt '' lcv : sua -, E appresso : E dimmi a donna Èva, che
Riti , eca via la vergogna sua. (V) . _ a ca eion
^'Co C0 | ’ cosi dire, Per dir cosi, A dir cosi - ■ «S tt e t ec\ m « permetta di chiamarlo o chiamarla cosi t
;S«V 0 *® 4 - Eir- * 44■ Questa, per cosi dl a - a c0 „- .
>bitìa “ 0mi - E 14u Alla verità del fatto s. ac “»'PV a si , nilc . E >^.a^ c ebe^r dir così) U vero appare «coi» ’■ ^
r fotsi - ' tta . rsi > dirò cosi , loro in grembo. (V) Beni l
SU a .dir cosi , troppi pensieri. (J^). „ TVci tacerò cc.
p , e Ue l “ modo «/quanto diverso. Bo, -gh.Tosc.3zS. «w tac ,
ciasch“a VCSSCro into, '" n ..
“SS( r ’ / —ww wirifou,
heduna Inlo, 'u° altre lor terre ec., e , se meglio è
__ «1 vinc cc., «) ^
1 un suo proprio corpose P 1 ^ 0 conc ordia con
“> ConV C0 ? *»»» = Esser suo amico ,jfc * e Gn ògoppo*^
\ a / ur f* «eco. Lat. concordem , unanii , quatta d’Agr'p*bj 1 '"» g n l ; decere confore. ù Tac. Dav. Bnn . ti.
f Ri rs i ta P 0 > P°i n °n si dicevano punjo. spandergli, ridai
"••gliW n Con alomo o con alcuna cosa = Lomsp - '
si’dir?:' Decom ’ ^ ’
dir —
_ comspondei’gtt, Ada t-. alcuna cosa - j „yi si ranM- lc i
. s, j- y Decani, proem. Ciò che si ra PI /yv . _
■ * i\' ra mai cosi bene con quel che rum • . non giova
Si costrutto. Seti. Pisi, p- t8q. Le bo y in j;, M o ^
S* 4i ' r ' e ad alcuno. { Cioè , dicendole e ^,’ finire , Mang ialL ’L^o r , ^ altro tempo ; del guai modo V. 1
' ^ pjf 1 Toccare ec.) (Pi) i. „ su o modo, Ogni
>1 f a v ‘. Ognun dice la sua= Ognun ne P uu0 d sentit loqui u •
P<v. f l so pra le sue chiose. Lat. unusqmsq l L Trita s. t. ?V tSe ch?l m - 6, ‘ R P°P 0, ° diceva ognun U soo-i ^ dice la sua -k a honn’è pieno tolto 'Viterbo , e che a tocca ,
G'Sert * Mr di bocca ! «*“
L t€r ze persone o in iscriiiuru. r* A D g j a a
>-r«. air. bar. *5. «9- E eccome g
l'idìcca w- -’
...■ani dicere.
, - . ,■ -c nrfj . — ‘vr. m. Sg. E siccome già a boccale} -c. * r . P 1 re a i Jllrr ,_ P er questa carta ancora.t Scr-R 6 ‘“Scoia rl . a J >e, ' t a=Co;i/ià e r/à. F. A bocca aperta,^.2.(N)on ***,, 4 * = Sen 1 “° cca 0 per bocca di alcuno.^.Bocca ,5 2j,r.(N)
^'ocio ci0 = Parlar pn P arame ’‘to. F. A braccia , §. 4 - <P)
F r ' e brn e . e senta considerazione , [ Dire come detta ilK ab. li' m <ale , come la si pensa. L<tt. temere loqui. Gr.
duri XaXsìi'. Alleg. i83. Per poter liberamente fare e dir molte cose acapriccio, e non esser in quel mentre conosciuto da chi non mente a’fatti d’altri più che non bisogna.
— A dio, ADDlo=£icenzùire , o Licenziarsi-, e anche talora vale Sa-lutare , Iperchè ciò si suol fare pronunciando la parola Addio. F. Adio.] Lat. vale dicere. Gr. x ai (u« i«s. Alleg. ig3. Sol rimasti son lorcerti calzoni, Che non gli ricorreste in un bordello, Tanto ch’io mivergogno a dirgli a dio. lìialtn. 2. 66. Così, senza dir pure al padreaddio, Monta sur un cavallo ec.
2 — In modo basso Dire addio = Morire , [e quasi come Conge-darsi da noi per sempre .] Lat. actcrnum vale (licere. Gr. a.ìwiws xai-psiv i&i. Malta . 3. 2f Soggiunse poi : costui vuol dirci addio.
- A LETTERE DI APP1GGIOHASI , A LETTERE DI CAMERA LOCANDA. Modi
bassi. Lo stesso che Dire a lettere di scatola. F.
- A LETTERE DI SCATOLA , A LETTERE DI SPEZIALE. Modi bassi. Dire Ìli
forma d’ esser bene inteso ; [e si trae dall’ uso di scrivere con gros-sissima e chiarissima lettera i cartelli delle case o camere da appi-gionare , con queste parole : Appigionasi, 0 Camera locanda ; e queidelle scatole e de barattoli degli speziali. Ond'è che dicesi anche A let-tere majuscolc , A lettere di appigionasi, A lettere di camera locandaec. F. A lettere di speziali.} Lat. aperte, disertis verbis dicerc. Gr.vciffittrid^stv. Farch.Ercol. gg. Dire a lettere di scatola o di speziale,è dire la bisogna chiaramente , e di manicraché ognuno senza troppaspeculazione intendere la possa. Beni. Ori. 2. 14. 53. II peggio cli«so far , fo al mio nimico : A lettere di scatola tei dico. JLed. Fip. 1.12. Plinio l’avca detto a lettere di scatola.
— a lettere maiuscole. Lo stesso che Dire a lettere di scatola. F. [eF. A lettere maiuscole. ]
— alla gatta c.ktsS—Parlar chiaro ; come se dicesse Dare alla gattanome di gatta, ed esprimere le cose co' termini loro, senza dirivieni.Cccch. Dot. 1. 1. Esci a un tratto con quel che tu vuoi, e di’allagatta gatta. ( Fedi anche in Dire il pan pane. ) (V)
— alla libera = Parlar liberamente e con ingenuità , [Significar conparole liberamente .] Lat. libere, ingenue loqui. Gr. -r:i:frr~. Al-leg. 2. 3y. Son così timido e sì dappoco, che io non mi son mai ri-soluto a dire alla libera qual sia maggiore , o l’ obbligo che hannoi laici a’letterati, 0 questi a quelli.
— all’improvviso [— Improvvisare-, e s'intende non men de’ versiche ■ della prosa. ] Lat. ex tempore dicere. Gr. -tvro7yf.x(-:.(. Fardi.Ercol. 5s. Provvisare , ovvero dire all improvviso, è comporre ov-vero cantare versi ex tempore ec., cioè senza aver tempo da pensar-gli , in sulla lira.
— allo ’ncanto = Offerire sopra le cose che si vendono allo 'acanto.Lat. licitala. Gr. ài/ravfìtr&ai.
— altro. Talvolta ha una forza speciale , che importa contraddizione.Contraddire. Fav. Esop.fi. T. II. Lo leone ne fece tre parti, edisse : la prima parte dèe esser mia , perciocché sono signore di voi,ec. ; e se voi ne voleste dire altro, sareste miei nemici. (P)
— A traverso * c= Dire al contrario di quel che altri dice. F. Atraverso, 5- 2 - CN)
— bene = Parlare con fondamenti di ragione e di convenienza. Lai.recte dicere , bene dicere. Gr. iv ìJyuv. Bocc. nov. 1. 33. II santouomo disse che molto gli piacea , e die egli dicea bene, e farebbe chedi presente gli sarebbe apportato.
a — Dir bene d'alcuno = Lodarlo. Lat. commendare. Gr. ìeexi-tùv. Lib. Similit. Conterò per ordine certe autorità di savii che hannodetto bene delle donne, e di poi di coloro che hanno detto male.
3 — Dire bene o Dire male ad alcuno = Benedire o Maledire.Gr. S. Gir• 2X Non prendete male per male , nè mal dire per maldire ; ma chi vi dirà male , c voi gli dite bene. (V)
— breve = Parlar con brevità , fDire brevemente .} Lat. paucis, brevi,breviler dicere. Gr. Vfjxxvyoyhv. [ F. Breve avv. ]
— bugie =3 Mentire■ Lat. mentiri. Gr. \(.si)ìoAoy£Ìr. [ F. Bugia, J. /.]Maestruzz- 2. 32. 6. Abraam ec., quando disse che Sara era sua si-rncchia , volle celare la verità , e non bugia dire.
• buon giuoco * — Chiamarsi vinto. Fardi. Ercol. t. 1 ■ p. igo.Tàirbuon giuoco, è chiamarsi vinto; è proprio de’ fanciulli quando , fac-cendo alle pugna, rimangono perdenti. (N)
■ euoao = Aver la fortuna favorevole i [e si dice segnatamente dellaDelta nel giuoco .] Lai. prospera fortuna uti.Cr. tvrvxw.lF. Buono,5.q]
» Nov. an( Ò5.Alla prima fetta cadde in sul desco un tornese d'oro ec.
E quelli disse ; Or pure alitila , mentrecliè ti dice buono. (V)
• cagione o LA cagiore = Espor hf cagiou della cosa che si tratta.Lat rationem atlérre. Gr. Tin'.X’yyen'. Dani. lofi z.SzMu dimmi la ca-rio., , che non ti guardi Dello scender quagguiso in questo centro. E6. 63. E dimmi la cagione, Perchè !’ ha tanta discordia assalita.
- canzone * = Canzonare, Burlare. F. Canzona, J. 4. (Aj
■ cattivo ze: Aver la fortuna contraria, [segnatamente nelguioco-f] con-trario di Dire buono. Lat. ad versa fortuna ufi. Gr. SveTvxa’.
CHE NON msmccLÌ'-E DARE che non dolga. F. Dare che nou dolga ec.
L l,u * _ » • r fV /. ^ x ,™ oATni>omi»i/o T / ni »->/-> 1.
6. E , per uu ' ""j cnlc j e stragi, anche a quelli stessi che le
loro venivano 'L^-uire. Va*, a. Se voi fate così, ve lo
dovevano più » bb ^ n ^K.ife di salvarvi,dirò chiaro , noi GUAi l Sesneì\ Mann. Apr, 1S . 2 . Dicono ciò
- ciò CHE viene s eh’è quanto dire: prima parlano, e di
poi giudicano ; o, se pur giudicano, giudicano prima di avervi pen-sato bene. (V)^ S ,- Bcen )à, alla buona.F. Cuore,5 ? 7 ,-/-(N)
- col cuore ..«tende = Esporre liberamente e con sincerità il suo
- C0ME „^ I ' L /al dicere qund quis sentit. Gr. ■rxpfr.cid^elàxiTr,, y,Ip.r.v.
concetto. L- ; 0 UberameiUe confici f intendo.
Sen. Ben. r area.