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Vol. II.
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dire a bocca

S £occ nov. 5g. 6, Quello che egli avea risposto,

,l) Perador j* r nu ^ a * G. 1 . 3g. -/. E se medesimo fece primo

^*1 Roma . chf> tanf-n vì/mn a rii»'/» ^

DIRE COME ELLA SINTENDE

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. uuna. cr. k . 1 og. /. £ se medesimo tece pi'

pri t "" re di Roma , che tanto viene a dire , come comaudatore so-

! utl - ( Cosi ne lesti a penna ; ma lo stampato ha e dire. )

i«7/ , re » dire vale anelli Conchiudere , Profittare , Falere ,

c L 'it. prudesse. Berti. Ori. i. 6. 36. Batte spesso il GiganteAstone. Ma -.=- -- ""

0 «m il,col

bastone. if T ;esse t . ---o

. nato d Uff A * . 'viene a dir , quanto niente $ di egli era ar-

38^*1 Cfiyt 1 S ri ^ne. E 1. 2^ i3> Ella è si franca e sìforte pcr--Col y j vantaggio poco viene a dire. (V)

Kmiicare, expL_

,^ rfui ceschi che si volesse dir cepperello , credendo cheMctt 0 :\ lo f secondo il lor volgare, a dir venisse ec. , ciap-

k$se dj r( ! c' amavau o. E nov. 5. 5. Entrò in pensiero che questo vo-luto A-* ^ *w.5p.6. Allora ciascuno intese quello che Guido avea>ciZ- A £ nov.62.5, E non so che questo si voglia dire, che eglijhrastì e^i ma P'ù a quest otta : forse che ti vide egli quando tu c're, g c ao gli audrò ad aprire , e veggiamo quel che questo vuol1 n'f 68. uf. Ora che vorrà dir questo? Domine, ajutacj.jj>'° dite le v °gliam dire , simile a Che s abbia a dire , Che sia me-^ero » e vale Che s'abbia a intendere, Che si debba dire,

. ìn epi in , Piuttosto ec. Bocc. proem. Quantunque il mio. 1 0 contorto che vogliam dire, possa essere e sia a bi-Ve <tioin ai poco. Borali. Ong. Fir. z3g. Mi vo finalmente nsol-Néicy, laesta sentenza , che questa opera intitolata da lui Istoria1 ? lci ' : ttiii'ni USse Piuttosto ordita , o imbastita che vogliamo dire , checome ! essu la, o perfettamente finita. E Tose. fio. Scrissero

3 -J ,^'oni de't, ri'...; .u-1-: '.a

una.- . -1 peiieuaiueiiie unita, -il i0 . sc -fi t ,? om deterreni, o vogliam dire poderi. (V) , ,

Meglio voglio io dire cc. Delta da si, in forza, di Cioè,Uno4 ^ >. S. r.^,. .

^tteesi

E* \ * * * 5 f.(V)

? Sgiò ^ j 0 ^ O vuoi dire. Volpar. Lio. Dee . 1. I. 5. cnp. z/ 7 .

5 w con lui

6 . Notn pumi o vuoi dire

VA*» A-- W UQUr» J-/IF. J/Ct, 7. t. C-W

iVn/« IUI P cr mille punti o vuoi dire libbre doro. (P)

" Tuttr , t > _ _ . _ r t»t- _ _I_

nt >le

_ o . ... ... . con ragione dirà,

af u0 alta n0n aver magnificamente operato; ma il voler direila ,0fse mah* m ^ esse dire) che più non si possa, il più potersi non/°n m - a S ev °le a mostrarsi. C Nota t infinito sospeso. Esempio

%l "S"''"' } .( y )

c on ><e c he P C ' 1 * vuole o Chi vuol dir dica : espressione molto fre-(,, a le C ,-Jf sa da chi è risoluto di far checchessia animandosiNon »* del popolo. Salvin. Buon. Tane. (A)fi 'pse t 1 Vo dire = Pensalo da le. Lat. nil attinet dicere , te-Vf ti. 4- 5i - Nyn ti vodir coniio restassi allora.

8 Otarie. V ° ac ksso se in quel caso Mi divennero gli occhi

h (Mj ^ Cr ^ re = Avere opinione , Giudicare , Riputare. JA .

et/ ^

4 ,ip Fir fo?fodi che si formano dal v. Dire. A dire =: Come dire;

, le (P)^ a di esprimere Contrarietà a fare qualche cosa. F.

1 Può f^ Ue lh , Q,,c ^ e Maraviglia , come , Chi direbbe ? Buon.Tanc.10^Jte! , .. e mi paion campanelli: Senti comelle squillano! ohI. A lV .f du- eh elle sien fatteci budegli_ ? (V)

h r °Piia ^' r * a = P sien mite ai uudegli r (.V)

^ Q 0 Sa Rigli ezza er dirla. Borghi. Col. Milil. f3S. Mi pare ec. unafo ^itn* < * rc - h' J 3 P d propriamente, s accenderia. (V)

'Hok.,.- Gin ; l . ln ' U 0 tz: ner me . dn n/irte min n! morlovìmn.

*. r -.»u alcuno =' per me, da P*****! eofterà laÌSkto 10 - ISat - 1G1 - Oimmi ad Adamo , che caia , a mi aSS.

Jlìt '' lcv : sua -, E appresso : E dimmi a donna Èva, che

Riti , eca via la vergogna sua. (V) . _ a ca eion

^'Co C0 | cosi dire, Per dir cosi, A dir cosi - «S tt e t ec\ m « permetta di chiamarlo o chiamarla cosi t

;S«V 0 *® 4 - Eir- * 44 Questa, per cosi dl a - a c0- .

>bitìa 0mi - E 14u Alla verità del fatto s. ac»'PV a si , nilc . E >^.a^ c ebe^r dir così) U vero appare «coi» ^

r fotsi - ' tta . rsi > dirò cosi , loro in grembo. (V) Beni l

SU a .dir cosi , troppi pensieri. (J^). TVci tacerò cc.

p , e Ue l modo «/quanto diverso. Bo, -gh.Tosc.3zS. «w tac ,

ciascha VCSSCro into, '" n ..

SS( r /ww wirifou,

heduna Inlo, 'u° altre lor terre ec., e , se meglio è

__ «1 vinc cc., «) ^

1 un suo proprio corpose P 1 ^ 0 conc ordia con

> ConV C0 ? *»»» = Esser suo amico ,jfc * e Gn ògoppo*^

\ a / ur f* «eco. Lat. concordem , unanii , quatta dAgr'p*bj 1 '"» g n l ; decere confore. ù Tac. Dav. Bnn . ti.

f Ri rs i ta P 0 > P°i n °n si dicevano punjo. spandergli, ridai

"gliW n Con alomo o con alcuna cosa = Lomsp - '

sidir?:' Decom ^

dir

_ comspondeigtt, Ada t-. alcuna cosa - jyi si ranM- lc i

. s, j- y Decani, proem. Ciò che si ra PI /yv . _

* i\' ra mai cosi bene con quel che rum . non giova

Si costrutto. Seti. Pisi, p- t8q. Le bo y in j;, M o ^

S* 4i ' r ' e ad alcuno. { Cioè , dicendole e ^, finire , Mang ialLL^o r , ^ altro tempo ; del guai modo V. 1

' ^ pjf 1 Toccare ec.) (Pi) i. su o modo, Ogni

>1 f a v. Ognun dice la sua= Ognun ne P uu0 d sentit loqui u

P<v. f l so pra le sue chiose. Lat. unusqmsq l L Trita s. t. ?V tSe ch?l m - 6, R P°P 0, ° diceva ognun U soo-i ^ dice la sua -k a honnè pieno tolto 'Viterbo , e che a tocca ,

G'Sert * Mr di bocca ! «*

L tr ze persone o in iscriiiuru. r* A D g j a a

>-r«. air. bar. *5. «9- E eccome g

l'idìcca w- -

...ani dicere.

, - . , -c nrfj .vr. m. Sg. E siccome già a boccale} -c. * r . P 1 re a i Jllrr ,_ P er questa carta ancora.t Scr-R 6Scoia rl . a J >e, ' t a=Co;i/ià e r/à. F. A bocca aperta,^.2.(N)on ***,, 4 * = Sen 1° cca 0 per bocca di alcuno.^.Bocca ,5 2j,r.(N)

^'ocio ci0 = Parlar pn P arameto. F. A braccia , §. 4 - <P)

F r ' e brn e . e senta considerazione , [ Dire come detta ilK ab. li' m <ale , come la si pensa. L<tt. temere loqui. Gr.

duri XaXsìi'. Alleg. i83. Per poter liberamente fare e dir molte cose acapriccio, e non esser in quel mentre conosciuto da chi non mente afatti daltri più che non bisogna.

A dio, ADDlo=£icenzùire , o Licenziarsi-, e anche talora vale Sa-lutare , Iperchè ciò si suol fare pronunciando la parola Addio. F. Adio.] Lat. vale dicere. Gr. x ai (u« i«s. Alleg. ig3. Sol rimasti son lorcerti calzoni, Che non gli ricorreste in un bordello, Tanto chio mivergogno a dirgli a dio. lìialtn. 2. 66. Così, senza dir pure al padreaddio, Monta sur un cavallo ec.

2 In modo basso Dire addio = Morire , [e quasi come Conge-darsi da noi per sempre .] Lat. actcrnum vale (licere. Gr. a.ìwiws xai-psiv i&i. Malta . 3. 2f Soggiunse poi : costui vuol dirci addio.

- A LETTERE DI APP1GGIOHASI , A LETTERE DI CAMERA LOCANDA. Modi

bassi. Lo stesso che Dire a lettere di scatola. F.

- A LETTERE DI SCATOLA , A LETTERE DI SPEZIALE. Modi bassi. Dire Ìli

forma d esser bene inteso ; [e si trae dall uso di scrivere con gros-sissima e chiarissima lettera i cartelli delle case o camere da appi-gionare , con queste parole : Appigionasi, 0 Camera locanda ; e queidelle scatole e de barattoli degli speziali. Ond'è che dicesi anche A let-tere majuscolc , A lettere di appigionasi, A lettere di camera locandaec. F. A lettere di speziali.} Lat. aperte, disertis verbis dicerc. Gr.vciffittrid^stv. Farch.Ercol. gg. Dire a lettere di scatola o di speziale,è dire la bisogna chiaramente , e di manicraché ognuno senza troppaspeculazione intendere la possa. Beni. Ori. 2. 14. 53. II peggio cli«so far , fo al mio nimico : A lettere di scatola tei dico. JLed. Fip. 1.12. Plinio lavca detto a lettere di scatola.

a lettere maiuscole. Lo stesso che Dire a lettere di scatola. F. [eF. A lettere maiuscole. ]

alla gatta c.ktsSParlar chiaro ; come se dicesse Dare alla gattanome di gatta, ed esprimere le cose co' termini loro, senza dirivieni.Cccch. Dot. 1. 1. Esci a un tratto con quel che tu vuoi, e diallagatta gatta. ( Fedi anche in Dire il pan pane. ) (V)

alla libera = Parlar liberamente e con ingenuità , [Significar conparole liberamente .] Lat. libere, ingenue loqui. Gr. -r:i:frr~. Al-leg. 2. 3y. Son così timido e dappoco, che io non mi son mai ri-soluto a dire alla libera qual sia maggiore , o l obbligo che hannoi laici aletterati, 0 questi a quelli.

allimprovviso [ Improvvisare-, e s'intende non men de versiche della prosa. ] Lat. ex tempore dicere. Gr. -tvro7yf.x(-:.(. Fardi.Ercol. 5s. Provvisare , ovvero dire all improvviso, è comporre ov-vero cantare versi ex tempore ec., cioè senza aver tempo da pensar-gli , in sulla lira.

alloncanto = Offerire sopra le cose che si vendono allo 'acanto.Lat. licitala. Gr. ài/ravfìtr&ai.

altro. Talvolta ha una forza speciale , che importa contraddizione.Contraddire. Fav. Esop.fi. T. II. Lo leone ne fece tre parti, edisse : la prima parte dèe esser mia , perciocché sono signore di voi,ec. ; e se voi ne voleste dire altro, sareste miei nemici. (P)

A traverso * c= Dire al contrario di quel che altri dice. F. Atraverso, 5- 2 - CN)

bene = Parlare con fondamenti di ragione e di convenienza. Lai.recte dicere , bene dicere. Gr. iv ìJyuv. Bocc. nov. 1. 33. II santouomo disse che molto gli piacea , e die egli dicea bene, e farebbe chedi presente gli sarebbe apportato.

a Dir bene d'alcuno = Lodarlo. Lat. commendare. Gr. ìeexi-tùv. Lib. Similit. Conterò per ordine certe autorità di savii che hannodetto bene delle donne, e di poi di coloro che hanno detto male.

3 Dire bene o Dire male ad alcuno = Benedire o Maledire.Gr. S. Gir 2X Non prendete male per male , mal dire per maldire ; ma chi vi dirà male , c voi gli dite bene. (V)

breve = Parlar con brevità , fDire brevemente .} Lat. paucis, brevi,breviler dicere. Gr. Vfjxxvyoyhv. [ F. Breve avv. ]

bugie =3 Mentire Lat. mentiri. Gr. \(.si)ìoAoy£Ìr. [ F. Bugia, J. /.]Maestruzz- 2. 32. 6. Abraam ec., quando disse che Sara era sua si-rncchia , volle celare la verità , e non bugia dire.

buon giuoco * Chiamarsi vinto. Fardi. Ercol. t. 1 p. igo.Tàirbuon giuoco, è chiamarsi vinto; è proprio de fanciulli quando , fac-cendo alle pugna, rimangono perdenti. (N)

euoao = Aver la fortuna favorevole i [e si dice segnatamente dellaDelta nel giuoco .] Lai. prospera fortuna uti.Cr. tvrvxw.lF. Buono,5.q]

» Nov. an( Ò5.Alla prima fetta cadde in sul desco un tornese d'oro ec.

E quelli disse ; Or pure alitila , mentrecliè ti dice buono. (V)

cagione o LA cagiore = Espor hf cagiou della cosa che si tratta.Lat rationem atlérre. Gr. Tin'.Xyyen'. Dani. lofi z.SzMu dimmi la ca-rio., , che non ti guardi Dello scender quagguiso in questo centro. E6. 63. E dimmi la cagione, Perchè ! ha tanta discordia assalita.

- canzone * = Canzonare, Burlare. F. Canzona, J. 4. (Aj

cattivo ze: Aver la fortuna contraria, [segnatamente nelguioco-f] con-trario di Dire buono. Lat. ad versa fortuna ufi. Gr. SveTvxa.

CHE NON msmccLÌ'-E DARE che non dolga. F. Dare che nou dolga ec.

L l,u * _ » r fV /. ^ x , oATni>omi»i/o T / ni »->/-> 1.

6. E , per uu ' ""j cnlc j e stragi, anche a quelli stessi che le

loro venivano 'L^-uire. Va*, a. Se voi fate così, ve lo

dovevano più » bb ^ n ^K.ife di salvarvi,dirò chiaro , noi GUAi l Sesneì\ Mann. Apr, 1S . 2 . Dicono ciò

- ciò CHE viene s ehè quanto dire: prima parlano, e di

poi giudicano ; o, se pur giudicano, giudicano prima di avervi pen-sato bene. (V)^ S ,- Bcen )à, alla buona.F. Cuore,5 ? 7 ,-/-(N)

- col cuore ..«tende = Esporre liberamente e con sincerità il suo

- C0ME^ I ' L /al dicere qund quis sentit. Gr.rxpfr.cid^elàxiTr,, y,Ip.r.v.

concetto. L- ; 0 UberameiUe confici f intendo.

Sen. Ben. r area.