I/{8 Incoi, LAMESTO
di fecula di patate stemperata in tre voi- 1te il suo peso di acqua a 20 °. Si fa giu- 'gnere su questa soluzione quella del sa- IpoDe portata a ioo°, e passata per uno Istaccio di lana, agitando continuamente lperchè la fecula non riuniscasi io grumi. :Versasi nella pila questo miscuglio ri- Idotto alla consistenza di una poltiglia. <Ognuna di queste preparazioni esige cin-que a sei ore di ebollizione; assai fre-quentemente il liquore si gonfia e staper traboccare, locchè si impedisce ver-sandovi un poca di acqua fredda ogniqual tratto. La colla col sapone ottiensiversandone entro la pila due chilogram-mi sciolti nell’ acqua per ogni 5o chilo-grammi di cenci, ed aggiugnendovi duechilogrammi di allume. Presentemente ilsapone di cera è quasi abbandonato enon serve che per le carte sopraffine ; perquelle fine o mezze fine si adopera quel-lo di ragia, e per le carte da tappezzeriee da stampa quello di resina comune.
Dapprima 1’ operaio tuffava nel ba-gno di gelatina 5 a 6oo fogli di carta adun tratto e ve li lasciava quel tempo checredeva conveniente perchè fossero benepenetrati. Questo lavoro era molto len-to, non poteva farsi che su fogli di assailimitata grandezza e che non potevanoriuscire sempre simili senza una grandeabilità ; inoltre conveniva levare i foglidalle forme per deporli sui pannelli, com-primerli, voltarli, farli asciugare, imbe-verli di colla,poi seccarli di nuovo;inol-tre la gelatina in molti casi provava gran-di alterazioni che ne compromettevanol’esito, mentre invece i saponi ado-perati conservansi con la più grande fa-cilità senza mutarsi menomamente, ba-stando ripararli dal contatto della polveree di altre sostanze straniere.
Come nell’ incollamento delle tele (V.Inamidare) anche in quello della cartasuolsi spesso dare una tinta di azzurro.
ImCOLLAMEltTO
Probabilmente le stesse sostanze che ser-vono per le tele potrebbero anche intal caso venire impiegate. Per le car-te comuni e per quelle destinate a con-tenere i merletti, i coloni e ceni tes-suti adoperasi 1’ azzurro di Berlino ; perle carte da scrivere usansi gli azzurri dicobalto, i quali abbiamo già veduto nelDizionario come fossero anche dal Cansonadoperati, e che si devono polverizzarequanto più fini è possibile. Qui indiche-remo la maniera di servirsi a tal uopodell’ oltremare arlifiziale.
Quando lepastedellacarta vengono im-bianchite col cloro non deesi mai dare1’ azzurro se non che dopo P imbianchi-mento, facendo anche precedere un ab-bondante lavacro per togliere fino agliultimi indizii della soluzione del cloruro.Nel caso che le paste abbiano ad esserealluminate, è regola costante di non daremai l’azzurro se prima non si è dato l’al-lume, e se inoltre non si saturò l’acido li-bero che trovasi allora in queste paste.Dopo questa saturazione si dà 1’ azzurrodi oltremare, il quale è come lo smaltosospeso nell’acqua, decantato, passato at-traverso un pannolino e mesciuto all’ a-cqua delle vasche, oppure, dopo che que-sta venne decantala, versato sopra uno: staccio di crine attraverso il quale se loi obbliga a passare con una spazzola re-sistente o con un pennello, per mescerlo
■ alla pasta della carta. In tutto il resto dellavoro operasi come col cobalto, e la so-
. la differenza che vi abbia consiste in ciòi che le paste già assoggettate all’ im-bianchimento ed impregnate dall’ acidodell'allume divenuto libero e che in que-
■ sto caso è loro piuttosto nocivo che utile,i abbisognano di essere neutralizzate conia
soda o con la potassa prima di applicarvi. l’ollremare. Si ò osservato che con questoi modo di azzurrare le carte deesi impie-. gare meno allume che col metodo an-