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lunghezza uniforme si hanno perdite infi-nitamente minori nel lavoro delle fibretestili.
Supporremo adunque che il lino siasiscelto con tutte le precedenti cautele ; chesia stato cernito e nettato, e che più nonresti se non se assoggettarlo alla macera-zione. Nello stato attuale delle nostre co-gnizioni sui fenomeni chimici che questapresenta, non si può con sicurezza stabilirein qual modo se la debba condurre e pra-ticare, e stimiamo perciò che valga meglioattenersi ai risultamenti dell’ esperienza eseguire quelle indicazioni che dalla praticasi sono dedotte. E perciò che daremoalcuni particolari intorno alle diverse ma-niere di eseguirla. Parleremo primiera-mente della macerazione ad acqua o ma-cerazione propriamente detta, che è quellaseguita più generalmente ; poi della mace-razione sul prato ; quindi di quella in ter-ra ; in appresso della macerazione aiutatacol calore o con chimici agenti 5 finalmentedi quella che potrebbesi dire macerazione‘a secco, cioè dei tentativi fattisi per sosti-tuire l’azione di alcune macchine alla ma-cerazione propriamente detta.
Macerazione ad acqua. È questa benlungi dal farsi sempre e dappertutto ad unmodo : parleremo prima di quel metodoche più comunemente si usa e degli altridappoi.
La prima cura si è quella di prepararei fascetti da porsi nel bagno, il che si fatosto dopo levatavi la semente, da quellistessi che fecero 1 ’ operazione e nel modoche segue.
Una donna prende un fascio di quelli,dai-quali si è battuta la semenza, e lo tras-porta vicino alla tavola. Essendo il fascioformato a strati, bisogna poggiarlo in terrain guisa che dopo slegato gli strati si pos-sano levar via uno dopo 1’ altro. Slega ilfascio, leva il primo strato, e se questo bastaa formare un mazzetto di grossezza suffi-
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ciente, lo trasporta sulla tavola. Se poi que-sto primo strato non bastasse a formare unmazzetto della necessaria grossezza, in luo-go di levarlo via e trasportarlo sulla tavo-la, come si è detto, lo solleva un poco dalfascio, sicché lo possa rivoltare in modoche le radici di questo primo strato corri-spondano alle radici del secondo, su cuidi nuovo lo ripone, per averlo subito dalevar via unitamente al secondo, e tras-portarlo sulla tavola indicata. Questa ope-razione si dee fare con diligenza, a fine dinon intrigare il lino e disperderlo. Se laquantità del lino dei due strati posti sullatavola superasse quella grossezza, se neleva una porzione e si mette a parte sullatavola, per riporla nei fasci che si vannofacendo. La donna colloca poi questo linoattraverso la tavola con le radici dalla suaparte, avendo riguardo che al mezzo deglisteli buoni del lino corrispondano glisteli di quello cattivo e corto, se ve nefosse, e di cavare 1 ’ erbe grosse che si tro-vassero fra il lino. Abbraccia poi con tuttedue le mani questo lino senza sollevarlodalla tavola, e ravvolge in dentro gli stelicattivi e corti, perchè al di fuori restino ilunghi ed uguali, acciocché non si disper-da lino di sorte veruna. Ciò fatto, senzasollevar mai dalla tavola questo lino, vipresenta al di sopra un legame, in distanzadalle radici per un terzo della lunghezzadegli steli, lo fa passare per disotto, rivol-tando i due capi di sópra, ov.e lega stretta-mente. La diligenza di legare ben questifascetti è compensata dalla maggior quan-tità di lino che si preserva ; poiché do-vendoli maneggiare nel bagno , se nonfossero legati a dovere, gli steli andrebberodispersi senza speranza di poterli ugua-gliare, e volendoli ordinare di nuovo, sa-rebbe più la spesa del vantaggio che sipuò ricavare da questo lino cosi disperso.Bisogna ostare ai principii, perchè il rime-dio tardo a nulla giova.