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la seconda verità storica si ricavano dal dialogo in-trodotto dal giovine Anacarsi nel banchetto di Di-n ias Ateniese. Pella prima si è abbastanza dettonella <juì sotto nota , e per la seconda basta direin accorcio, che uno degl’interlocutori, un cuci-niere famoso fatto venire da Siracusa vantandosidel raffinamento dell’ arte sua, fralle altre vivan-de diffusamente parla del modo di convertir lafarina in mille modi per la pasticceria. Ed è co-sa singolare, che in tutte le sue ricette non sitrova per base , che il miele (i), e giammai lozucchero , sostanza unica per rendere fina , deli-cata e saporita la pasta sfogliata. Potremo piùdubitare della non esistenza della materia zucche-rina in quei rimoti tempi ?
Malgrado tutto ciò che ho prodotto di eviden-te ed indubitato, non manca chi sostiene, checpiel sale dolce fu conosciuto fin da rimoti tempinell’ India , e nell’ Arabia . Sono le seguenti auto-
cuisinisrs ont puisò lss principes d’ un art, qui Ics à rendusimmorteU ; qui depuis long temps s’ est perfectionnò cn Sici-Ie.... . que panni nous TliimJiron à portò an plus liaut pointde perfection. Anacli. iliid. p. i35 i36.
(i) » Petrissez la avec dii miei , reduissez yotre eli feuilles
3> minces , et propres a se rouler. vous aurez ces galeanx
” qu’on vieni de vous offrir». Anachars. àbiti . t. 3 , V’ lj ai3.p E tutu la pagina non'contiene, che una serie di compo-sizioni simili , c sempre col miele,
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