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Sul richiamo della canna zuccherina in Sicilia e sulle ragioni che lo esiggono / di G. V. e P.
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zione di quella pianta non dovca certamente re-starne senza.

Potea quello storico fare analoga menzione diPalermo , ove ne’tempi di Federico esistca con-siderevole piantagione 5 ma si contenta di deplo-rare il guasto arrecato alle superbe palme esistentiin quella pianura; ragionevole, a mio credere, quelsilenzio, perchè l’incursione fatta dal nimico Tom-maso Marchiano, ed il guasto dato a quel famosopalmeto ebbe luogo nella messe, in qual tempole piante delle cannamele non erano soggette adincendio, perchè troppo corte, e nel principiodi loro vegetazione (1).

L’ epoca posteriore di Alfonso detto il Magna-nimo è più propizia alla floridezza e storia dellacanna, non perchè vi siano de’ scrittori che uèfacciano particolar menzione , ma per monumentipiù parlanti, come sono, i registri doganali, daiquali si mostra , che la gabella sopra i zuccheriridotta già ai tempi del Re Martino al tenue in-troito di onie cento era già montata ad oncemille ; accrescimento, di cui non se ne addita la

(1) Panhormitana litora declinavit, ubi scgetibus ignem im-posuit... Tunc quidem ingentes palmsc , qu» juata pontcm Ad-mirati crant, longc praeteritis inoffcnsc temporibus dcleta: sunt ;qua ncque dives palinaruin fluincn regio in proceri tate vicisset,nec gerbaruui insula cocquaret. L. 7, c. 9, p. IflZ.