:4ſtanza il bello Ingegno, la molta dottrina, la accurata diligenzia, lagran fatica,& il lungo ſtudio di quello:& che chi vorra ſpogliato altutto di paſsione giudicare il vero, conoſcerà queſta fu. fatica no ſolamente eſſere ſtata& bella& vtile, ma neceſſaria ancora. Concioſiache egli aperſe largamente quelli aſcoſi ſegreti, che negli oſcuri ſcrittidi Vitruuio erano rinchiuſi,& inſegnò molte coſe, che egli andò conſiderando, miſurando,& conietturado da gli antichi edifitii, grande-mete neceſſarie alla vita humana, lequali non fi ritrouando ne in Vi-truuio ne in altri ancora, mi acceſono di ardentiſsimo deſiderio di cauarle in luce Et per mãdarle fuori quanto piu poteuo corrette, andairaccogliẽdo quanto piu diuerſi teſti poteuo,& mi ſono ingegnato parte ſeruedomi di eſsi, parte accordando il Teſto con il Teſto ſteſſo, ſecõdo che dalla intẽtione, o da gli ſcritti dello Autore hò ſaputo, o potuto cõietturare, di correggere quelli errori, che nõ pochi fi ritroua-uano ne Teſti Latini; anzi tanti,& di tanta importaza che piu voltemi haueuano quaſi che sbigottito,& fattomi ritirare dalla impreſa,fe nõ che pur finalmẽte confortato da la buona memoria di M. Franceſco campana, mi meſsi a darli fine, aggiugnẽdoci in diſegno le Piante, i Proffili,& le Faccie de varii edifitii deſcritti da lo Autore, partediſegnati come egli ſteſſo apunto gli deſcriue; parte ancora come ame€ parlo che egli ne habbia voluti deſcriuere alcuni che nõ era poſſibile di metterli mediate i ſuoi ſcritti cosi a pieno in diſegno: del chepotrei forſe da alcuni eſſere biaſimato, coſi come mi potriano anco-ra danare dello eſſermi meſſo, quaſi troppo animoſo a tradurre vnoAutore, che nõ ſolo e difficile mediante la materia, di che egli tratta,ma mediãte, i nomi no pur latini antichi& approuati, ma nuoui&da lui ſteſſo compoſti. Nondimeno io pur mi perſuado anzi tẽgo percerto, che queſti miei ſtudii non ſolo ſi libereranno da vn tale biaſi-mo, ma che ſenza troppo imore potranno comparire infra gli altri,nel conſpetto di ciaſcuno, difeſi ſolamente dalla ombra di. V. E. Lajuale fara contẽta di accettarli non come Dono conueniente alle regali doti dello animo ſuo, ma come poſsibili al baſſo potere& al po-co ſaper mio che ad immitatione di quel Greco, che preſentãdo Ceſare Auguſt o diſſe ſacra Maieſtà queſto mio preſentè nõ è ſecondo lagran fortuna,& le molte qualita tue, ma è ſecondo il poter mio, che{e piu haueſsi, piu ti darei, Ne fo dono a V. E. pregãdola ſolamẽte cheintra le fue tante grandezze,{e la domanda nõ e però troppo altieraalcuna volta fi ricordi di me, come di ſuo fedeliſsimo ſeruidore.
D. UV. Luſtriſima o Eccellentiſima Signoria.Humiliimo& deuotiſſimo ſcruidire—.
(fimo Partholi.
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