*
1
—
20
25
30
35
PROEMIO 7
che tu non trouerrai neſſuno purche egli habbia il modo, che non habbia dentro vna certa inclinatione di edificare qualche coſa. Et che fe egli hara col pẽſiero trouato coſa alcuna appartenente allo edificare, volentieri da fe ſteſſo nõla dica,& non la manifeſti allo vſo degli huominiʒ quaſi che sforzato dalla Natura. Et quanto ſpeſſo accade, che ſe bene noi ſiamo occupati in altre coſe, nõpoſſiamo fare che con la mente,& con lo animo, non ci immaginiamo di farealcuni edificii. Et guardando le altrui muraglie, ſubito con diligentia conſideriamo tutte le proportioni& miſure,& le eſſaminiamo,& ſecõdo le forze dello ingegno noſtro, ricerchiamo che coſe vi ſi poteſſero aggiugnere, leuare,&mutare: Et auertiamo inoltre, in che modo elleno ſariano piu compiute, d piubelle. Et fe alcuno edificio fara ben compartito& perfettamente finito, chifia quello, che nõ lo riſguardi con dilettatione et letitia grandiſſima? Ma à cheraccontero io quanto& in caſa,& fuori, non ſolamente habbi giouato& dilettato à cittadini la Architettura; ma gli habbi ancora grandemente honorati?Chi fara colui, che non fi reputi ad honore, lo hauere edificato; eſſendo repu-tato ancora à gloria Ihauer fatte vn poco accuratamẽte le propie cafe oueglihabiti? Gli huomini da bene approuano,& inſieme ſi rallegrano, che tu cõ lohauer fatto vn muro d vn portico belliſſimo,& poſtoui ornamenti di Porte diColõne,& di coperture, habbi fatto il fatto tuo, et il loro; per queſto certo piuche per altro, che e cognoſcono che tu hai accreſciuto con queſto frutto del-le tue riccheze à te al Caſato, à deſcẽdenti,& alla citta tua molto di honore&di dignita. Il Sepolcro di Gioue diede principio à nobilitare la Iſola diCreta, ne Delo era tenuto tanto in pregio, per lo Oracolo di Apolline; quan-to per la forma& belleza della citta,& per la maieſta del tempio. Quanta autorita habbia arrecato lo edificare allo Imperio& nome Romano nonaccreſcerd io cò il mio dire, piu che quella che noi per i Sepolcri, et per le Reliquie della Antica Magnificentia, ſparſe per tutto, ueggiamo hauerne data cagione che fi preſti fede, à molte coſe dette dalli Hiſtoriografi, lequali forſe al-trimente ſarebbono parute incredibili. Lodaua Tucidide oltramodo la prudentia degli antichi; che haueſſino talmente adorna la lor citta di ogni fortedi edificiiʒ che mediãte quegli la poſſanza loro appariſſe molto maggiore chenon era. Et chi è ſtato quello infra i grãdiſſimi& prudentiſſimi Principi, chetra le prime lor cure, d penſieri di perpetuare il nome,& la poſter ita ſua, nonfi fia ſeruito della Architettura è Ma di cio fia detto abaſtanza. Queſto final-mente ſia vero, che per biſogno, per ſtabilita, per dignita,& per ornamẽto delPublico, ſiamo grandiſſimamente obligati allo Architettore: IIquale facciache noi poſſiamo nella quiete, con tranquillita, allegreza& ſanita; nel traua-gliare, con vtilita,& guadagnoʒ& nelluna& nellaltra, ſenza pericolo,& con di-gnita ritrouarci. Non negheremo adunque che egli non fia da eſſer dato& tenuto in pregio,& da eſſer poſto ſi per la piaceuoleza,& per la marauigliofa gratia delle opere; fi per la neceſſita,& per gli aiuti,& forteza delle coſe trouate da lui;fi per il frutto della futura etate, infra i primi huomini che habbinomeritato quali ſi ſiano premii& honori. La onde hauendo noi conſciute que-ſte coſe eſſer talmente fatte, cominciammo per diletto dell animo noſtro ari-cercare cò piu diligenza, de la arte& de le coſe loro. Et da che principii elle-a iiiì