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LIBRO SESTO. 163
non vi ſi poſſa aggiugnere, o diminuire, o mutare cofa alcuna, che non vi fte£.fe peggio. Et è queſta certo coſa grande,& diuina: Nel dar perfettione allaquale ſi conſumano tutte le forze delle arti,& dello ingegno;& di raro è cõ-ceſſo ad alcuno, ne ad eſſa Natura ancora, che ella metta inanzi coſa alcuna,che ſia finita del tutto,& per ogni conto perfetta. Quanto è raro( diſſe coluiappreſſo di Cicerone) vn bello Giouinetto in Atene. Intendeua quello ſcrutatore delle bellezze, che a coloro, che e non lodaua, mancaſsino, o auanzaſsimo alcune coſe, le quali non ſi affaccendo alla ſomma,& intera bellezza, poteuano s io non m' inganno acquiſtarſi per via de gli ornamenti con liſciarſi,&con il coprire fe eglino haueuano coſa alcuna brutta; o con pettinarſi& pu-Iirſi le coſe piu belle, accio che le coſe meno gratioſe offendeſſero manco,&le gratioſe porgeſſero piu diletto. Se queſto ſi crederrà coſi, ſarà certo lo or-namento vna certa luce adiutrice della bellezza,& quaſi vn ſuo adempimẽto.Mediãte queſte coſe penſo io che fia manifeſto, che la bellezza è vn certo chedi bello, quaſi come di ſe ſteſſo proprio& naturale, diffuſo per tutto il corpobello, doue lo ornamento pare che fia vn certo che di appiccaticcio,& di at-taccaticcio, piu toſto che naturale, o ſuo propio. Di nuouo ci reſta adir que-
fto. Coloro, che murano di maniera che voglino che le lor muraglie ſieno
lodate, il che debbono voler' tutti i ſauii, coſtoro certo fon’ moſsi da vera ra-gione. Appartienſi all arte adunque il far' le coſe con ragione vera. La buo-na& vera Muraglia adũque chi negherà che fi poſſa fare fe nõ mediante lar-te? Et veramente queſta ſteſſa parte che fi riuolge circa a la bellezza,& circaornamento, eſſendo la principale di tutte non farà gran fatto ſe ella harà infe alcuna potente ragione& arte, che chi ſene farà beffe farà ſciocchiſsimo.
Ma è ci fono alcuni che non appruouano ſimili coſe,& che dicono che ella èvna certa varia oppenione, con la quale noi facciamo giudicio della bellezza& di tutte le muraglie;& che la forma degli edifitii fi muta fecondo il dilet-to& il piacere di ciaſcuno, non fi riſtrignendo dentro ad alcuni comãdamenti della arte. Comune difetto de gli Ignoranti, è il dire che quelle coſe, che enon fanno loro, non fieno. Io giudico che e ſia da leuare via queſto errore,non piglio gia aſſunto, che io giudichi che e ſi vadia dietro ad eſaminare lun-gamente da quali principii veniſſero le Arti, da quali ragioni fuſſero ordina-te,& per quali coſe creſceſſero. Non fia fuor di propoſito, che il padre dellearti fù il caſo,& il conoſci mento: Lo Alunno di eſſe fù fuſo& leſperimen-to,& che le crebbono mediante la cognitione& il diſcorſo. Coſi dicono chelaMedicina fù trouata in mille anni, da mille migliaia d huomini,& coſi l’artedel nauicare,& quaſi tutte laltre arti eſſere creſciute da piccoliſsimi principii.
hel. Architettura cominciò in Aſia. Fiori in Grecia,& in Italia è uenuta a perſet-tione approuatiſſima. i Cab. III.
— edificatoria per quãto io ho potuto comprendere da le coſe de gliAntichi ſparſe(per dir coſi) la laſciuia della ſua prima adoleſcẽtia in Aſia.Dipoi fiori appreſſo de Greci. Vltimamente acquiſtò la approuatiſſima ſuamaturità in Italia. Cõcioſia che a me pare coſi veriſimile. Poi che i Re di quel1
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