AL GRAN S. BERNARDO
CAPITOLO I
Fra i viaggi che interessavano da lungo tempo il pro-gresso de’ miei studj certamente non era secondo quello divisitare l’alto giogo del Gran S. Bernardo, onde ocular-mente osservare quelle tracce da molti additate in relazionealla romana storia, ed i ruderi di quel famoso tempio ivi esi-stente dicato a Giove Pennino. Realizzai nel prossimo passatoanno 1807 il mio disegno, e nel giorno 23 agosto lasciai Mila no , e alla sera dello stesso giorno mi trovai nella capitale delPiemonte, già antica sede dei Taurini. E vero, io avrei dovutoda Novara andar direttamente ad Ivreaj ma preferii una piùlunga via onde passare qualche ora con chiarissime personedi leale amicizia, ed osservare quelle non poche grandioseopere, che dopo quattro anni, dacché non fui in detta città,la abbellirono non solo, ma la ingrandirono con ricchezza,gusto e splendore. Nè io descriverò la via che da Milano aTonno conduce, nè il magnifico ponte di pietra sul Ticino , lacui moderna esecuzione gareggia colle più sontuose opere ro-mane, ed onora i due Governi Austriaco e Sardo , che concor-sero a condurre a termine una sì grande impresa italiana (1):
(i) Sono undici archi di pietra, alla cui estremila trovansi cretti i casini per leguardie, e per l’esattore del pedaggio.