CAPITOLO I.
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rossi, e che continuava magnanimamente a chiamar biondiancora, con tutto che fossero brizzolati tanto che il biancooramai era il colore che dava più nell’ occhio: una facciaaffilata e lentigginosa si terminava in un mento aguzzosul quale, allorché il conte parlava, vedevasi ballare unabarbetta rada rada, corta corta, del color de’ capelli: dueocchietti bigi con una guardatura fra’peli aveano pur qual-che fuoco, ma su quel viso di stecco, in compagnia d’unabocca artificiosamente stretta ai canti e rialzata nel mez-zo , non significavano che una vanità beata di sè stessa.
Gli posava sul pugno un superbo girifalco che parea go-der tutto delle sue carezze, ed ora si chinava mollementesotto di quelle, mandando un lieve gemito, ora arruffandole penne avventavasi alla mano che lo toccava, e non fa-tea però che bezzicarla domesticamente. Quando il falco-niere entrò nella sala, il generoso uccello riconobbe tostoil maestro che l’avea mansuefatto; e scuotendo le ali e ge-mendo più forte, parea invitarlo a prenderlo in pugno.
— E cosi? — domandò il padrone al falconiere — ven-gono costoro da Bedano ?
— Sì, vengono 1 Michele e il suo figlio Arrigozzo sonosbarcati pur ora alla riva del Garneccio. —
11 padrone consegnò il falco nelle mani del paggio ilquale uscì, ed egli in compagnia del falconiere stette aspet-tando i due barcajuoli che non tardarono gran fatto a com-parire.
Il padre,piuttosto vecchiotto; il figliuolo, un bel giovanedi ventisette in ventott’ anni.
— Che novelle mi rechi? — domandò il signore al vec-chio.
— Come Dio vuole.
— Via, contami la cosa.
— Ecco qui: sonò la campana, e comparve sulla loggiadell’arcivescovo una faccia da scomunicato con d’intornotre o quattro scribi e farisei, e lì cominciò a borbottar suuna lunga filastrocca e cavò fuori certe cartapecore vecchiebuone da involtarvi dentro gli agoni salati, e badava a bat-ter su quelle con una mano, come se le cartapecore aves-