LA FUGGITIVA,
NOVELLA.
Pietosa madre, a che mi celi il piantoA forza lungamente rattenuto?
De’giorni miei sparito è già l’incanto;
Un momento, e sarò cenere muto.
Deh! non m’invidiar, madre, frattantoQuest’ultimo d’amor caro tributo:
Libero sfoga il tuo dolor verace;
Le lagrime saran pegno di pace.
Delle viscere tue per una figliaLa tenerezza sento pur qual sia;
So che voce materna ti consiglia,
Che perdonata è già la colpa mia.
Deh! non m’abbandonar, madre: perigliaLa mia ragione incerta e fuor di via:
Ah ! tu la reggi nel fatai momentoChe starmi sopra meluttabil sento.
Dolce nella memoria ancor mi siedeDe’ miei prim’ anni il volgere pacato,Quand’ io bambina il tenerello piedeAon volgea mai senza la madre a lato.
A me il tuo latte nudrimento diede,
E del proprio tuo sangue e del tuo fiatoPur nudrita m’avresti. Ahi figlia ingrata,Come ti se’ di tanto amor scordata?