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MARCO VISCONTI,
Andiamo un po’ a codesto duello che è tanto tempo chenon se ne vede più, dissi tra me, e cosi son venuto.
— Io ci sto per mio conto—diceva il fornajo;—ho quellapoca di casetta, e c’è su il livello di quattro giornate d’armiall’anno; questa è l’ultima se Dio vuole, chè la mia scrittacanta chiaro, e se codesto nostro padrone garbato vuolfar la vita dell’ anno addietro, che tutti i momenti s’abbiaad aver l’armi in mano, io non me la sento una boccica-ta, e già gridano tutti a Mandello che non ne ponno più,e ci farà fare uno sproposito come quei di Limonta.
— È vero dunque eh? che .iLimontini hanno fatto il dia-volo?
— E di che sorte 1 hanno ammazzato il Pelagrua e datoil fuoco alla casa del monastero.
— Oh benedetta la loro faccia ! esclamò il cacciatore.
— Sì, ma adesso, dicono che l’abate di S. Ambrogio in-furiato come un turco, giura e spergiura per tutti i santie per tutti i diavoli che vuol fargliela pagare.
— Dal detto al fatto c’ è un bel tratto; la causa, a buonconto, s’ha a decider qui, per via di giustizia ; se quel chesi batte pei Limontini resta al di sopra, di’ un po’ che vengaqualcuno a toccarli, chè tutto il lago di Como si leverà.
— Si vede che sei giovane, il mio Lorenzino — inter-rompeva il fornajo,—• e non hai ancora imparato che la ra-gione alla fine dei conti è dei signori, e che gli straccivanno sempre all’ aria.
— Ma quando poi siam tutti d’accordo,— insisteva ilcacciatore.
— Tutti d’accordo? mi fai ridere. Vedi là sulla piazzaquelle quaranta lance? chi vuoi che li tocchi coloro? tuttivestiti di ferro che è come a dar su d’un sasso : gente di-sposta e risoluta a farsi sbudellare per amor di chi la paga,fosse il diavolo.
— Ma, e noi altri ?....
— Noi altri ci siamo per di più, così come per un di più,così come uno spauracchio, e ci tengon qui dentro in chie-sa, come vedi, chè non vogliono che andiamo in volta a farcamerata insieme con quei di Bellano; ma se venisse il