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Civili, nella quale fu confermatoprofessore 1’ anno seguente , di-spensato dal consueto esame diconcorso. Già aveva mandato alpubblico due trattateli!, uno DeIndulgentia Criminum et prae-scriptione (Como 1789 ): l’altroMariae Peregrinae Amoretti , Deiure dotiurn apud Romanos ( Mi-lano, 1788 ). Vennero intanto iFrancesi a portarci la cosi detta li-bertà , e Bonaparte lo chiamò afar parte de’ consigli legislativi,ne’quali appartenne alla sessionede’seniori, in cui fu anche presi-dente. Ma non era egli uomo di sileggera mente da andare, cometanti altri, ciecamente preso a tut-to che fosse novità, da dar retta aquelle belle parolone sotto cui siascondevano brutti fatti. Vennedunque in voce di moderato ; loperchè il generale Brune lo cassòd’ uffizio : ma per poco, stantcchèil merito si fece lume. Stette dun-que con tale impiego fino al tor-nare degli Austriaci nel 1799. Iquali non solo cancellarono tuttele forme repubblicane, ma chiu-sero anche f università di Pavia :sicché il Nani rimasto senza im-piego, accettò la carica di podestàin Traona, paese della Valtellina,la quale toltasi dai Grigìoni perunirsi alla repubblica Cisalpina,ora si trovava sommessa agli Au-striaci . Ma questi non duraronoche tredici mesi, dopo i quali labattaglia di Marengo tornò la Lom-bardia in mano de’Francesi. Ria-perta l’università, Nani vi fu elet-to a leggere diritto criminale; poinei comizi di Lione, (scena bizzar-ra, ove fummo chiamati a far mo-stra di darci una costituzione edun governo, che erano stati giàstabiliti, e fingere di consolidarcol voto nazionale la nomina diBonaparte a re d’ Italia ) venneacclamato membro del collegio deidotti. Il Bonaparte venendo aMilano per la corona, nel 1800,
passò da Pavia, ove Nani, comerettor magnifico dell’università,gli recitò il solito discorso elogi-stico, il quale non parve indegnoa Carlo Botta di venire riferito talquale nel xn libro della storia diItalia « perchè, così egli, sebbenesi del tutto non sia purgato, è non-j> dimeno, a comparazione delle55 laide e deformi italiane scrittu-55 re di quei tempi, limpido e pu-55 ro di parole e di stile non iscon-» veniente al soggetto» . Napoleo-ne lo elesse tra quelli, cui affidòl’incarico di stendere un codicepenale pel regno d’Italia. I lavorifattivi intorno dai nostri giuristirimarranno bel monumento dellanon mai perduta italiana sapien-za . Ma questa era, come tant’ al-tre, nulla più che una mostra , edopo che i sapienti studiarono ,si decretò che nostro codice do-vesse essere il francese ; avran-no detto anche allora che ciòera necessità, perchè da rioi nullasapevamo far di bene . A- questocodice penale francese, pòiclìè dimeglio non poteva, molti assenna-ti commenti aggiunse il Nani ,che sono a vedersi nell’ edizionefattane in quattro volumi dallastamperia reale milanese: in com-penso de’ quali Napoleone lo eles-se cavaliere della corona ferrea,consigliere di stato, membro delconsiglio delle prede marittime,e dell’istituto nazionale. Dinnan-zi a questo lesse una dissertazioneSul diritto di grazia inserita poinegli atti di quel corpo (tom. in.p. 75). Già prima aveva commen-tato il codice leopoldino, e ristam-pata con giudiziose note 1 ’ operadel Mattei De Criminibus, che co-me testo adoperava nella sua scuo-la. Il lavoro cui di maggior propo-sito attendeva erano i Principiidi Giurisprudenza Criminale, dicui pubblicò un volume; il nnuu-scritto quasi intero del resto rima-se presso i figli suoi, avendogliene