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Ottone . Alberto perl nel 1292 nel-l’assalto dato alla citta di San-Vito inCarinzia. Ottone , eome primogenito, ns-sunse il governo della eonlea e del dn-cato di Carinzia in nonie de’suoi fratellipiü giovani Lodovico cd Enrico,
Quantunqne Mainardo nel sno testa-inento avesse espressaincnie ingiunto aisuoi figli di restituire ul vescovo di Trento il temporale doininio, ch’egli avewi usur-pato colla forza dell’armi, nondinieno essicontinuavnno a teuer occiipata la citta diTrento , mal disposli, da quanto sembrava,a farne la restiluzione. II papn Bonifa-cio VIII scagliö una sentenza di scomu-nica eontro di loro, e quest’armi, si pocotemute da Mainardo, t'ecero un efieltoben diverso .sui figli. Essi si dicliiararonotosto pronti a restituire al vescovo Fi-lippo tulti i beni che tenevano ingiusta-mente occupati, e dopo questa dichiara-zione, il papa Bonifacio gli assolse dallascomunica per mezzo del palriarca di Aqui-legia.
II corto governo di Oltone non oiTrealcnna cosa degna di rimareo. Nel 4305mori senza prole Lodovico, e cinque annidappoi Io segui nella tomba anehe Ol-tone.
Enrico, Dei figli di Mainardo non re-stava ehe il solo Enrico, il quäle avevasposata una figlia di Venccslao 11 re diBoeinia c di Polonia . Di questa regnantefamiglia non rimaneva che un solo ram-pollo in Venceslao III , il quäle fu assas-sinato ad Olmiitz il 4 agosto 4300. Nonavendo lasciato alcun successore al trono,gli Stati si congregarono per eleggere ilnuovo re, essendo la Boemia in qne’tempiconsiderata come una monarchia elettiva.Uno de’principali concorrenti alla coronaera Enrico conte di Merano e duca diCarinzia , il quäle appoggiava appunto lesue pretensioni sulla parenlela incontralacolla famiglia reale di Boeinia. L’impera-tore dall’altro canlo pretendeva di poterdisporre della Boemia come d’un feudodevolulo all’ impero e proponevo per reil proprio figlio Kodolfo. Le sorelle del-l'estinto re entrarono nell’ assemblea coipiedi nudi, ove i menibri stavano divisifra i due competilori, e colle lagrime aglioechi impetrarono in favore del conteEnrico. Eurono perö vane le loro pre-ghiere, il partito austriaco prevalse, e Ro-dolfo venne acclamato re di Boemia. Ncllostesso anno perö una violente disenteriaIo tolse dal mondo, e ben tosto si rinno-varono le pretensioni pel vacantc trono.
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L’imperatorc si era accinto un’alira voltaa far valere l’autorita imperiale per assi-curare alla sua famiglia la corona dellaBoemia ; nia la sua alterigia rese vanoogni tentativo ed Enrico di Merano fu adunanimi voti innaizato sul trono.
Queslo dehole principe, che poco atlosi moströ a governare una eonlea. Io erapoi meno a reggere i destini d un regno.L’ amore per la inagnificenza e jter Iosfarzo aveva sbilanciate le suc finanze, eper coprire le straordinarie esigenze dellasua Corte sopraccaricava il regno con ec-cessive imposizioni. Una dieta all’ uopocongrcgata in Norimberga dichiarö Enricoeolpevole di fellonia, per essersi impadro-nito della Boemia senza il consenso del-lTmperatore, e il regno fu dichiaralo de-volulo all’impero. I cittadini di Praga ,mal afiezionati ad un sovrano che nonseppe farsi amare, ne teinere, aprirono leporte della citta a Giovanni di Luceui-btirgo, che l’aveva stretta di assedio. En-rieo prese la fuga e si pose in salvo inMerano , non conservnndo delle due co-rone di Boemia e Polonia che il Litolopomposo.
Gli inutili tentativi per rienperare untrono, die non seppe meritarsi con ungoverno energico e virluoso e quella suaoslinazione nel volersi mantenere con unfaslo sontuoso e reale, esatirirono del luttoil suo tesoro, Egli dovette impegnare aicrcditori i suoi eastelli e alienare le pos-sessioni per sostenere 1’ eccessive spesedella sua Corte.
Enrico mori il 4 aprile del 4335. Que-sto principe non era ne orgoglioso ne li-ranno; una debolezza d’animo, una tra-scuraggine somma nel governo de’ suoiStati, ed una propensione straordinariaper Io sfarzo, sono le inende principalidel suo carattere. Fra questi difetti e de-bolezze traluce perö qualche sua azionebenefiea per questo paesc. Laseiö tran-quillo il principalo di Trento , anzi resti-Uii allo stesso la vallc di Fieimne usur-pata da’biioi anteeessori, favori con pro-vide misiire il commereio, piantamlo nellacitta di Bolzano il germe di quella nier-cantile rinomanza, che sostenula dai pri-vilegi concessi dagli areiduelii d’Austria edampliiiti dairaugusla Maria Teresa, formöI’opulenza di questa ciltä. Ruvvivö il Iran-silo delle merci per il paese, il quäle of*friva in allora la via piü breve e piü co-moda per la Germania ; migliorö le stradee ne fece di nuove, fra le quali inerita par-ticolarc menzione quella costvutta lungo