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quattro presso le sorgend del rivo diVens, cinque presso il riyo Tenibre, duepresso quello di Glay.
Sulla riva sinistra del (iurae Tinea s’ adergono le Alpi che dividono il Pie-monte; sulla destra, quattr’ ore dislante,elevasi il monte Mounier, dalla cui ciniascorgesi il mare; altre sublimi vetle cir-condano il paese verso Entraunes.
I larici e gli abeti sono le plante chemeglio allignano sui monti.
II prodotto piü considercvole e quellodel vario bestiame, della cui lana fannoi terrazzani grande coinmercio.
V’ e copioso anche il selvaggiume.
Nell'estensione di questo lerritorio rin-viensi gneis porforideo a strati serpeg-gianti; trovansi anche sienite.
Il comune possiede alcune opere di be-neficenza c pubbliche scuole, nelle qualis’insegna sino alla rctlorica.
Alcuni pastori della valle della Mairasi stabilirono nei primordj dell’ VIII se-colo presso le sorgenli della Tinea, neicentro del bacino in cui le aeque di que-sta liumana, dopo uscite dalle gole delmonte Sestricres, e ingrossatesi di pa-recclii torrenti, si aprono un passaggioattraverso alla valle inferiore tappezzata dipraterie.
Essi vi fondarono un casale a cui die-dero il nome di Santo Stefano, loro pa-trono.
L’abbondanza dei pascoli ed i cospicuiguadagni avuti dal commercio del be-stiame, ne auinentarono rapidamente lapopolazione.
La casa Balbo acquistö la signoria diquesla borgata, ma gli abitanti conser-varono la loro amministrazione interna emunicipale.
Codesto privilegio, di cui erano estre-mamenle gelosi, costö ad essi le calamitäd’un assedio disastroso, Alfonso I , re d’A-ragona e conte di Provenza , diede operaa sottometterli alla sua dominazione. Nonavendo potuto ottenere l’intento colle mi-naccie, iinpiegö la forza delle armi.
Nei 1176 don Sancio penetrö nella valledella Tinea alla tesla d’un corpo di trup-pe , e dopo commesse ovunque orribilidevastazioni, andö a porre il campo sottole mura di Santo Stefano. Gli abitanti,fidando nella solidita delle loro fortifica-zioni, gli opposero vigorosa resistenza :ma linalmente la piazza fu presa d’as-salto e abbandonata al saccheggio.
Il quartiere pel quäle gli assedianti pe-nctrarono nei villaggio chiamasi tullorala riba d’Jragona.
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La presa di questo luogo costrinse pa-recchie famiglie ad emigrare per sottrarsialle vendette degli Angioini; altre che ri-masero sotto 1’oppressione si videro benpresto ridotte alla miseria.
La casa d’Angiö, la cui ambizione ten-deva alla conquista del regno di Napoli ,ascoltö, dopo le sue prove di crudelta, iconsigli d’una piii umana e saggia poli-tica; trattö e governö meglio codesti suoisudditi cotanto lontani dalla sede del go-verno, e restitui ad essi parte dei privi-legj di cui erano stati spogliati.
La terra si rimise allora nella via dellaprosperitä, conie viene atteslato da moltiedifizj importanti di quell’epoca.
Una cappella delta la Madonna grande,situata a breve distanza, merita di esserevisitata ; la fregiano bellissimi affreschidel secolo XIV.
Conie monumento gotico e annnirabileil campanile di gran mole, che saldo re-siste al tremuoto del 1564, mentre crol-lava l’attigua cliiesa, la quäle venne poiriedificata.
L’antico edilizio era stalo fondato daun discepolo di S. Giovanni di Matha.
I Trinitarj, che davano opera alla libc-razione de’ cristiani caduti in ischiavitü,vi possedevano un convento.
I Templari avevano essi pure una riccacommenda cd una vasta casa situata al-l’estremitä del sobborgo, nella quäle es-sendosi praticati alcuni scavi si scopcr-sero parecchie medaglie in bronzo di bel-lissimo lavoro.
Gioffredi dicc che ncl 1533 GiaconioLocques di Santo Stefano trovossi conaltri gentiluomini della Tinea a prestareomaggio al duca Carlo di Savoja, senzapregiudizio dei privilegj del municipio;fu solainente nei 1697 che gli abitanti virinunciarono per venire in ajuto delletinanze esauste dalla guerra.
Allora la famiglia Chianea, originariadi Tenda, acquistö la signoria di questoluogo con titolo di contado, e la trasmisein seguito per via di donne a quella de-gli Audiberli del medesimo luogo.
A Santo Stefano passava una stradaromana; vi si rinvennero frannnenti diantiche lapidi.
S. STEFANO. Valle nella provineia diNizza , bagriata dal Tinea.
Ila di lunghezza quattro leglie dal ca-sale de’ Prats sino ad Isola .
Si passa dalla dritla di questa vallein Provenza pei colli della Mortiera, del-PEscusier e pel colle di Sanguiniera.