Band 
[Volume secondo. Parte prima. Parte secunda.]
Seite
969
JPEG-Download
 

SAV

za grande profitto; anzi esseudo giuntobuon ncrbo d’armati del re condolti dalprüde Rizzardo Gambalesa, quesli feeeroimpelo suü’ esercilo assedianle e Savi-gliano fu liberata. Ma ciö che non avevaottenulo colle armi il principe d’Acajaebbe per allre vie, oüenendo nel 1520la cessione di Savigliano e di altri luo-ghi purche li riconoscesse corne feudi ri-eevuti dal rc Roberto. Le ire di parle,che sialto il principe sicuio avevano abquanlo chetalo, al succedere del nuovosignore si riacccsero, e la societä del po-polo fu apertamente contro i nobili d’Ospi-zio e quesli contro quella, e scandali edelitti ed uccisioni furono coraraessi dal-l’una e daH’altra parte; e perche il prin-cipe li voleva repressi e castigati, anchecontro di lui proruppero gli odj e si ine-ditarono delitti. Una cospirazione controil principe fu scoperta nel 1525, e i con-giurati vennero dannati nel capo. Anzicheabolirle, riconobbe poscia il principe ledue societä popolare ed aristocratica , consoddisfazione d’ entrambe , riacquistandola prima il suo capilano e i nobili d’Ospizioi loro privilegj; il comune perciö rimasediviso, ondeche piü facile al principeil tenerlo sommesso. Senonchü, mor-to Filippo, la tutrice di Giacomo suo pri-mogenito, Catterina di Vienna , non vollericonoscere la societä popolare; il checommosse ed irritö grandemente i Savi-glianesi, ed a segno tale che mandaronoa trattare col siniscalco del re Robertoper sottomeltersi nuovamente agli An-giovini. 11 mal animo della popolazionesaviglianese, e piü che altro le tristi con-dizioni in cui era lo Stato travagliato dallaguerra, indussero la reggente a venire apatti con Roberto, al quäle cesse nel 1525il luogo di Savigliano. Fu riconosciuta al-lora nuovamente la societä popolare e ven-ne dolata di nuovi privilegj. Maighibel-lini non si davano per vinti ondeche fuforza a Roberto di mandare una mano disoldati a tenerli in freno; furono pure can-giati alcuni de’pubblici ulTiziali e tutti imembri componenti il consiglio del co-mune. Sorta dappoi la guerra tra il mar-chesedi Saluzzo Tommaso II e i di lui ziiManfredo , Teodoro e Bonifacio collegaticol principe d’ Acaja e col siniscalco dire Roberto, servi Savigliano per qualchetempo di carcere al vinto Tommaso II;non senza che in quella guerra i Savi-glianesi, che sostenevano il parttto guelfo,si meschiassero quando per vendicare leperdite della loro fazione e quando per

SAV 969

amor del botlino. Avendo essi dato ilguasto alle Campagne di Sanfre (1542) eragiä per nascere una accanita lolla fraquesto comune e Savigliano; ma l’auto-ritä del siniscalco vi s’intromise e fu che-tata ogni cosa mediante un indennizzo indanaro che gli uoinini di Savigliano pa-garono a quelli di Sanfre. Tommaso IIdopo tredici mesi di prigionia passati inCarde, Savigliano e Pocapaglia, pote final-inente nel 1542 ricuperare la propria li-bertä, ma non tulte le terre dianzi posse-dute. Per riaverle, non avendo egli suf-licienti forze, chiamö a’suoi servigj pa-recchie bande di avventurieri, le qualicominciarono a fare scorrerie uccidendoe saccheggiando. S’ allarmarono i Savi-glianesi a tali fatti, e per rappresagliadeliberarono nel 1544 una scorreria versoSaluzzo ; ma i soldati di Tommaso s’avan-zarono impetuosi ad assalire i Saviglianesi,li fugarono e ne presero molti. Si raffrcd-darono allora i bellicosi spiriti degli uo-mini di Savigliano, che si inostrarono de-siderosi d’una tregua, la quäle venne loroaccordala. Volgendo a male le cose dellaregina Giovanna, succeduta al re Robertosuo zio, lü tenuto nel 1545 un generaleparlainento dei comuni che obbedivanoad essa, il quäle ebbe luogo in Savigliano,e fu chiamato dieta saviglianese; nel quäleparlamento fu preso il partito di metterein piedi il maggior esercito possibile peropporsi ai progressi delle armi del mar-chese di Monferrato che trovavasi allatesta de’ghibellini. Ne sorse una lunga edatroce guerra, nella quäle entrarono ezian-dio contro i guelli Luchino Visconti e ilconte di Savoja. Fu assediata Savigliano,che per un rnese oppose gagliarda resi-stenza, ma finalmente dovette cedere, fa-cendo atlo di sommessione al conte diSavoja, che per essere ancora pupillo erarappresentato dal principe Giacoino d’A-caja (1547); a patto perö che venisseroriconosciuti certi loro privilegj; la pri-ma delle condizioni fu la conservazione ela sanzione della societä popolare. Frat-tanto il principe d’Acaja pensava al mododi togliersi alla soggezione del conte diSavoja, da cui era stato investito dellaparte di Savigliano che gli apparteneva ,coll’obbligo per altro dell’ annuale omag-gio ai conti sabaudi; e credeva giä diessere riuscito neirinlenlo, quando Ame-deo per tutelare i suoi diritti scese in Pie-monte e lo obbligö colle armi a ricono-scere la sua supremazia. Quelle contro-versie avevano fine nel 1557 ; ma l’anno