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Ltschas has voeaverint • erant vero Athems toc*ejusmodì , quae et Lesckae dìcebantur sexaginta,et trecenta . I Latini le conobbero sotto il nomedi Statìones , quindi si duole Plinio il giovine (è) "Plerique in st ut ioni bus sedent , terni puscjue auiien -dis fabulis conter uni . Ed altrove (/) : Prensoamicai , supplico , ambio domai , stationesque cir-sumeo . Da Svetonio ( g ) rileviamo, che in Romapresso il Foro erano situati somiglianti ridotti. Vié anche ragione da credere, che non solamente da’poveri fossero frequentati ; ma che anche a tuttii cittadini fossero comuni almeno in certe città ,come per esempio nella Laconia, scrivendo Plutar-co (A) , che colà esponevansi i neonati nelle Le-sche , perchè se n 1 esaminasse da’vecchi compla-tearj la proporzionata, e sana struttura del corpo,onde libero fosse a’ genitori di educarli. Ne’ tem-pi posteriori, come sostiene il Reinesio (/) furo-no chiamati Scholae ; e noi veggiamo cert 1 analo-gia tra essi, e le Thermopolia de 1 Romani, chefurono botteghe, in cui vendevasi l'acqua, ed al-tre
(e) L. I. Epist. 13.
CO L. IL Epist. 9»
(g) In Nerone C.'XXXVlì.
(h) In Lycurgo p. 49. T. 1 . Op,
0 ) Epist. XXXVI. acl Rupertum ,