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Della economia fisica degli antichi nel costruire le città / di Gaetano d'Ancora
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In dolizs picandis fiic modus erit, ut doUum ducentorum congiorum XII. libri s picetur. I do giiadunque furono vasi di terra cotta bislunghi, erotondi , con collo stretto , e a due maniche , ondeU iota e furono anche chiamati (<?). Essi non era-no forati dappiè , per cui riusciva incomodo in-volarle (r) ; tanto più che non abbiamo sentore diaver gli antichi appreso il metodo di tramutareil vino col mezzo della tromba . Il fondo ter-minava con tin pizzo , o acume prolungato dellastesja creta, adatto per fermarli nel terreno >come anche perchè servisse di recipiente allefecce, in maniera da non poter rimontare nelcorpo del vaso , e rimescolarsi col vino , piegan-dosi , o smovendosi il doglio. Da 1 dogli si passa-va il vino in altri vasi più piccioli detti Cadi,Amphorae , Urcei , ed allora chiamavasi vinumdefusum (s) , e quindi si portava nelle celle vi-narie superiori , dove affummavasi per rendersipiù gustoso , come appresso vedremo . Ovvidio ( t )Quaeque puer quondam primis diffuderat anms,Prodit fumoso condita vinci cado.

E no-

(q) Struvius Antiq. Conviv. L. II. c. IO.

(r) Terentius Heaut, Act, III. Se. i, v. 51 .

(s) Plinius L. XIV. c. X4<

(t) Factor. L. V. v. 5 *7*