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Compendio d'astronomia / J. de Lalande
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Delle stelle cangianti e nebulose. 6;

scele colla stella polare , e € o sia la maggior guardia dell’ orsa minore,la più settentrionale ; e 1' angolo retto è in questa.

282. Per mettersi a portata di estimare le distanze delle 'stelle in gra-di , bisogna misurarli sul globo, ed avvezzarsi a riportarli in cielo : si ve-drà, per esempio, che arturo è lontano zoo 29' dal!’ultima stella w dellacoda dell' orsa maggiore ; le due estreme stelle delle tre nella cintura d’

Orione sono lontane a° ~ ; le due spalle d’Orione 7 0 aldebaran da Zi-ri» 46° ; molte altre distanze si sono indicate negli articoli precedenti ;si può rifletter anche che il diametro del sole e della luna è d’ incircamezzo grado.

Delie stelle cangianti e nebulose.

283. L’istoria fa menzione di molte stelle rimarcabili , che sono -com-parse di nuovo , e poi disparse totalmente : ancora ne conosciamo diquelle , che spariscono di tempo in tempo , che crescono di grandezza•sensibilmente, e poi diminuiscono. Ve ne sono altre descritte dagli antichicome stelle rimarcabili, che non compariscono più; altre finalmente, chefi vedono costantemente in oggi , benché non descritte dagli antichi ; sipuò però attribuire una parte di queste differenze alla loro disattenzione,o all’error del catalogo degli antichi , che non fi ha se non dall’ Alma-gesto di Tolomeo con molti falli.

284. Gli autori più antichi come Omero , Attalo , e Gemino , noncontavano se non 6 plejadi ; Simonide, Vairone , Plinio , Arato, Ippar-co , e Tolomeo nel testo Greco-, le mettono 7 ; e si pretese che la set-tima era comparsa avanti s incendio di Troja ; ma questa differenza hapotuto venire dalla difficoltà di distinguerle , e di contarle colla semplicevista.

285. L’ istoria racconta più precisamente apparizioni di stelle nuove ,125 anni avanti G. C. ali’età d’Ipparco ( Ved. Plinio lrb. II. c. 24.26);e ali’età dell’ Imperatore Adriano, 130 anni dopo G. C.

286. Fortunio Liceto celebre medico morto a Padova nel 16$6 hacomposto un trattato de rnvis astris , in cui si trova un’ ampia tradizionesulle stelle nuove, delle quali anno parlato gli antichi. Riferisce pag. 259,che Cuspiniano osservò una stella nuova 1 ’ anno 389 pressò dell’ aquila ;ella parve risplendente quanto Venere, per tre settimane, in seguito di-sparve. Ne cita molte altre di differenti secoli.

287. Ma la più famosa tra tutte le stelle nuove è stata quella del1 î 7 î : scoperta al principio di Novembre , e faceva un rombo perfettocolle stelle « , G , y , di Cassiopea : comparve con grande splendore , co-me sorta ali’improvviso, sorpassava Sirio , e Giove istesso perigeo; fi ve-deva anche di giorno. Dal mese di Decembre 1572 cominciò a diminui-re sino al Marzo 1574 , in cui fi perdette di vista. Non aveva parallassisensibile ( 441 ) alcun moto proprio apparente ; donde è facile con-cludere , che era molto più lontana da noi, che Saturno il più rimoto di

I tutti