ioo Compendio d' ^Astronomia .. Lib. II.
sole S, come centro , sono descritti cinque altri cerchi per rappresentarele orbite di mercurio , di venere , di marre , di giove , di saturno ; e ilsole accompagnato da tutte queste orbite è supposto girare intorno laterra T , che tuttavia è più vicina ad esso che le orbite di giove e disaturno . Io non ho rappresentato in questa figura i satelliti di giove edi saturno, come nè pure le grandezze proporzionali dell’orbite, per noningrandire troppo la figura.
Z95. Il sistema di Ticone in sostanza era quello degli Egizj' ( z 76 ) .Avendo conosciuto com’ essi, che venere e mercurio manifestamente gira-vano intorno il sole , credette eh’ era lo stesso degli altri tre pianeti ; laconclusione era assai naturale, rendeva uniformi le ipotesi di tutti i pia-neti , sopprimeva tutti gli epicicli indotti a spiegar la seconda inegualità ,col solo moto del sole . Ticone aveva una ragione di più : Copernicoavendo 50 anni avanti dimostrato , che si spiegavano colla maniera piùnaturale e più semplice i bizzarri e singolari fenomeni delle stazioni e re-trogradazioni di tutti i pianeti , facendoli girare tutti intorno del sole ;Ticone era troppo illuminato per non veder la bellezza , la semplicità , eper conseguenza la verità di questo sistema . L’ avrebbe anche adottatointieramente; ma trattenuto per rispetto di qualche pasto mal inteso del-la scrittura , accostumato col volgo a considerare la terra come la baseeterna e il fondamento immobile d’ ogni stabilità , rigettò i moti dellaterra, ritenendo il resto del sistema di Copernico.
;;>6. Ticone non ostante non voleva che fi credesse non aver lui fat-to altro, che voltare il sistema di Copernico. Ecco in qual occasione di-ce d’averlo immaginato . Avendo osservato nel 1 5 ji matte in opposi-zione lo ritrovò più vicino a noi che il sole : dunque cadeva f ipotesi diTolomeo che fa matte più lontano del sole . D’altra parte credette rile-vare* che il moto delle comete osservate in opposizione rapporto al sole,non era alterato dal moto annuo della terra , come doveva succedere nelsistema di Copernico ( si vedrà , che ciò accade ) ( 406 ) : ciò gli fecerigettare anche l’ipotesi di Copernico ; ed allora non restava altro mezzodi spiegare la prossimità di matte, se non col sistema che propose . Nel!’opera indicata ali’occasione della cometa 1577 parla Ticone a lungo delsuo sistema immaginato verso il ij8a. „ Avevo , dice , osservato cheT„ antico sistema di Tolomeo non era punto naturale ; la multitudine de-„ gli epicicli de’ quali si serve per i spiega re i moti de’ pianeti rapporto al„ sole , le loro stazioni ecc. è superftua : queste ipotesi peccano anche„ contro i principj dell’arte , supponendo questi moti eguali , non intor-„ no il loro centro proprio e naturale , ma intorno un punto straniero,„ cioè un centro d’un altro cerchio eccentrico , che si chiama 1 ’ Equante .„ Ma nè pure io approvava la novità introdotta dal gran Copernico, ali’,, esempio d’ Aristarco Lamio , di cui parla Archimede nel suo Arenario„ indrizzato a Gelone Re di Sicilia , benché corregga dottamente quanto„ v’ è d'inutile e difettoso nel sistema di Tolomeo , e che niente rin-„ chiuda di contrario alla matematica : questa pesante massa della terra ,„ tanto poco atta al moto, non potrebbe esser agitata da tre moti, come
« i cor-