Obbiezioni contro Copernico. 103
le stelle nel sistema di Copernico, perché l’orbe annuo della terra vi ap-parisca come insensibile : non è verisimile , dice j che lo spazio compresotra il sole e saturno sia 700 volte più piccolo della distanza delle stel-le fisse , senza che in tale intervallo sianvi degli altri astri , e pure cosìconvien supporre . In oltre le stelle della terza grandezza , delle quali ildiametro apparente è d’ un minuto , farebbero eguali ali’ orbe annuo del-la terra tutto intiero , se solamente anno una parallassi annua di mezzominuto: che sarà dunque delle stelle di prima grandezza , che anno a,o 3 minuti di diametro apparente ?
Queste obbiezioni di licene , per altro speciose , non avrebbero avutoluogo in questo secolo : avrebbe saputo , che le comete con orbite moltopiù estese di quella di saturno riempiono una parte dello spazio immenso,il cui moto gli pareva inconcepibile ; avrebbe saputo colla scoperta de’cannocchiali , che il diametro apparente delle stelle di prima grandezzanon arriva a un secondo ( 769 ) , e che perciò niente obbliga a suppor-le d’una grandezza sì prodigiosa. Ma quand’ anche bisognasse ammettereun intervallo immenso vuoto di stelle e di pianeti , e convenire, che lestelle fisse che vediamo, sono incomparabilmente più grosse del sole, nonvedo, che risultasse niente di positivo contro il sistema di Copernico ,• lestelle, che nel sistema di Ticone diventano più vicine e più picciole , so-no una cosa troppo indifferente per formare una prova in suo favore,poiché non abbiamo altronde alcun’ idea della loro grandezza reale , nédella loro distanza.
405. Ticone dimanda ancora , come possa concepirsi il moto di paral-lelismo dell' asse della terra , e come un solo e istesso corpo può avere co-sì tre moti differenti, uno intorno l’affé, uno che trasporta il centro delglobo , ed il terzo che cambia la posizione dell’ asse . Ma il parallelismodell’ aste della terra non é punto né un terzo moto , né un moto par-ticolare , come Ticone lo suppone : non è altro che una situazione dell’asse che non cambia, perché non v’ è causa, che Io faccia cambiare ; ba-sta che l’asse sia stato diretto una volta verso un punto del cielo , per-ché continui ad esservi sempre diretto (417 ) , benché la terra abbia unmoto annuo in certa direzione : non v’ è ragion fisica né matematica,che provi 1’ asse del moto diurno doversi dirigere perpendicolarmente ali*orbe annuo ; non v’ è tra questi moti né connessione né dipendenza : neltempo che tutte le parti della terra sono lanciate dall’ istessa parte perun moto di proiezione, acquistano tutte direzioni paralelle ; questo nullacambia nella loro situazione . Si può supporre che la terra ( che avestegirato prima intorno un aste immobile ) sia slanciata in una qualunquedirezione 3 tutte le parti ricevendo le stesse impressioni , v’è un’intieracompensazione tra le parti superiori ed inferiori ; conservano tutte il mo-to di rotazione, che avevano avanti, cioè , ciascuna particella si movein una direzione paralella a quella che aveva prima quando la terra erafissa. Quando una trottola gira sopra una tavola col moto di rotazione,che le fu impresso, questa tavola può esser trasportata, gettata da alto albasso , da destra a sinistra, obliquamente, circolarmente,senza che il moto della
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